Benché ancora non siano diffuse su scala globale come le stampanti classiche, grazie ai costi in continua diminuzione e alla proposta sempre più ampia le stampanti 3D stanno iniziando ad arrivare anche nelle case dei comuni cittadini, dopo essere rimaste per anni retaggio esclusivo degli ambiti professionali e dei cosiddetti “makers”, appassionati di creazione che oggi rappresentano un vero e proprio movimento culturale associato alla tecnologia. Non è un caso che le fiere di settore come la Maker Faire di Roma o la World Maker Faire di New York, nate recentemente, accolgano centinaia di migliaia di visitatori ogni anno con numeri in costante ascesa. Grazie alla spinta del mondo accademico oggi le stampanti 3D possono costruire rapidamente oggetti di uso quotidiano ma anche case, automobili, protesi, cibo e persino pelle umana, stimolando obbiettivi sempre più ambiziosi – soprattutto in campo medico e ingegneristico – nella ricerca. Un nuovo importante traguardo è stato raggiunto dai ricercatori del prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Techology) di Boston, dove un gruppo di studenti laureati del dipartimento Media Lab attraverso la stampa 3D ha realizzato in pochi minuti migliaia di strutture simili ai capelli, la cui utilità esula dalla semplice creazione di parrucche ed extension, sebbene essa sia stata presa seriamente in esame. Il risultato ottenuto è un'evoluzione di quello raggiunto lo scorso anno dai ricercatori della Carnegie Mellon University, che con l'ausilio della stampa 3D avevano creato una serie di semplici fibre anch'esse assimilabili ai capelli umani.

Gli studiosi del MIT, coordinati dal dottor Jifei Ou, attraverso un innovativo software chiamato “Cillia” sono riusciti ad aggirare i limiti intrinseci delle piattaforme tradizionali CAD (Computer-Aided Design) che avrebbero richiesto decine di ore per i calcoli, modellando migliaia di “ciglia” con la possibilità di definirne rapidamente angolo, densità, spessore e altezza della singola serie, il tutto partendo da una variante base con risoluzione di cinquanta micron, più o meno il diametro di un capello umano. Le strutture capellute sono state elaborate per dimostrare tre differenti utilizzi:

  • l'adesione, con matrici assimilabili al velcro in grado di interagire fra loro con forze di varia intensità
  • il rilevamento, attraverso sensori capaci di individuare la direzione del tocco sul manto peloso
  • l'azionamento meccanico, ovvero la capacità di distribuire e spostare oggetti posti sopra la superficie

Ciascuna funzione è stata dimostrata alla recente Association for Computing Machinery’s CHI Conference, tenutasi lo scorso 7 maggio a San Jose, in California. Per il rilevamento, ad esempio, Ou e colleghi hanno creato un coniglietto peloso dotato di LED che si illuminava di verde o di rosso in base alla direzione delle carezze, mentre per l'azionamento hanno costruito pannelli capaci di spostare monete sulla superficie attraverso le vibrazioni indirizzate alle ciglia. Gli utilizzi di tali strutture in ambito industriale potrebbero essere innumerevoli e gli studiosi del MIT intendono approfondire la ricerca: “Stiamo solo cercando di sfruttare al meglio le potenzialità della stampa 3D e di creare nuovi materiali funzionali le cui proprietà sono facilmente regolabili e controllabili”, ha sottolineato Ou ai margini della CHI Conference. Al di là degli importanti risultati raggiunti con Cillia, tra gli aspetti più apprezzati della ricerca vi è stata la capacità di riuscire a superare alcuni vincoli del processo di stampa 3D, dimostrando che è possibile fare ancora molto per ottimizzare i tempi e migliorare il flusso di lavoro con questa tecnologia.

[Foto di copertina del MIT]