Credit: Pexels
in foto: Credit: Pexels

Appartenente al gruppo dei cosiddetti ACE-inibitori, cioè inibitori dell'Enzima di Conversione dell'Angiotensina, il ramipril è uno dei principi attivi più prescritti in Italia. Si tratta di un farmaco progettato per trattare la pressione alta (ipertensione), oltre che per ridurre il rischio di infarto e ictus nei pazienti che hanno già avuto un attacco di cuore o soffrono di insufficienza cardiaca. Viene altresì prescritto per trattare alcuni casi di nefropatia (patologie renali), malattia arteriosa periferica e altro ancora. Il farmaco agisce inibendo l'enzima che converte l'ormone angiotensina I in angiotensina II, molecola che determina una vasocostrizione (riduzione del lume dei vasi sanguigni) più accentuata ed è a sua volta responsabile dell'aumento della pressione. Oltre a rilassare i vasi sanguigni, il ramipril favorisce il pompaggio del sangue da parte del cuore. Ottenibile solo attraverso prescrizione, è un farmaco sicuro ma che deve essere assunto solo sotto stretto controllo del proprio medico curante, a causa delle interazioni, delle controindicazioni e dei possibili effetti collaterali.

Effetto ipotensivo da prima dose

Uno degli effetti collaterali caratteristici del ramipril è il cosiddetto “effetto ipotensivo da prima dose”. In parole semplici, nei soggetti predisposti la prima assunzione del medicinale può determinare l'ipotensione, cioè un ‘crollo' della pressione sanguigna massima al di sotto dei 100 mmHg. Si tratta di un condizione da non sottovalutare nei pazienti che soffrono di determinati disturbi vascolari e cardiaci, dato che può favorire l'insorgenza di ictus, infarto e grave insufficienza renale. Per questa ragione, di norma, la prima somministrazione è caratterizzata da un dosaggio molto basso, che spesso i medici consigliano di prendere prima di andare a riposare.

Gli effetti collaterali del ramipril

Oltre alla già citata ipotensione, tra i più comuni effetti indesiderati legati al ramipril ci sono mal di testa, debolezza, dolori addominali, problemi di digestione, dolori muscolari, difficoltà a respirare, diarrea, tosse secca, rash cutanei e altro ancora. Tra i meno comuni vi sono invece prurito, vertigini, ansia, alterazioni dell'umore, febbre, dolori articolari, impotenza, riduzione del desiderio sessuale, vampate di calore e altro; tra i rari si riscontrano ad esempio occhi rossi, lingua gonfia e problemi alle unghie. Il ramipril può anche alterare i valori delle analisi del sangue – come i livelli del potassio – e il numero di alcune tipologie di cellule, come globuli bianchi e piastrine. Come tutti i farmaci può dare adito a ipersensibilità e reazioni allergiche più o meno gravi, che spaziano dal gonfiore di labbra e viso all'insorgenza di sindromi, come quella di Stevens-Johnson (SSJ) che colpisce la cute. Gli effetti più gravi emergono generalmente nei pazienti ad alto rischio, tuttavia, come indicato, è un farmaco da assumere solo sotto stretto controllo del proprio medico.

Controindicazioni e interazioni del ramipril

Poiché il ramipril può avere conseguenze sul feto e sul bambino, la somministrazione è sconsigliata nelle donne incinte (in particolar modo nei primi mesi di gravidanza) e durante l'allattamento. L'utilizzo è sconsigliato anche nei pazienti che assumono diuretici, che si trovano in dialisi e naturalmente sono allergici al principio attivo. Il farmaco interagisce con molti altri medicinali, ad esempio i FANS (come l'aspirina e l'ibuprofene), i chemioterapici, quelli che regolano l'acido urico, per il diabete e molti altri ancora, per questo è doveroso avvisare il proprio medico su tutte le terapie che si stanno seguendo. Reagisce anche con l'alcol.