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10 Luglio 2020
17:04

Questo fegato bioartificiale potrebbe salvare la vita ai pazienti in attesa di trapianto

Scienziati cinesi della Scuola di Medicina dell’Università di Shanghai Jiaotong hanno realizzato un innovativo “fegato bioartificiale” basato su cellule progenitrici epatiche umane e una struttura in PET. Testato su maialini con insufficienza epatica acuta, ha salvato la vita a 5 su 6 di essi. Scienziati continueranno a sperimentarlo sugli animali in attesa di passare ai test clinici.
A cura di Andrea Centini
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Creato un fegato bioartificiale che potrebbe salvare la vita ai pazienti con insufficienza epatica acuta e patologie affini, per le quali spesso l'unica possibilità di sopravvivenza è rappresentata da un trapianto, con tutte le criticità che esso comporta: dalla carenza dei donatori alle liste d'attesa infinite, passando per incompatibilità, distanze e molto altro ancora. Il rivoluzionario fegato bioartificiale, tecnicamente un bioreattore esterno chiamato “Ali-BAL”, acronimo di air-liquid interactive bioartificial liver, è stato testato con successo su maialini con insufficienza epatica indotta. Gli scienziati continueranno a sperimentarlo su modelli animali fin quando non riceveranno l'approvazione per gli studi clinici, ovvero sull'uomo.

A mettere a punto il fegato bioartificiale è stato un team di ricerca cinese guidato da scienziati della Scuola di Medicina dell'Università di Shanghai Jiaotong, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Eastern Hepatobiliary Surgery Hospital della Seconda Università Medica Militare, dell'Università Medica Xuzhou e della società di biotecnologie Shanghai Celliver Biotechnology Co. Ltd. I ricercatori, coordinati dal professor He-Xin Yan, medico dello Shanghai Cancer Institute dell'ateneo cinese, hanno sviluppato il fegato bioartificiale a partire da cellule progenitrici epatiche di origine umana, ingegnerizzate per permettere una moltiplicazione prolungata. Come supporto è stato invece utilizzato un materiale poroso in polietilene tereftalato o polietilentereftalato, meglio conosciuto con l'acronimo di PET. Il risultato è stato un bioreattore esterno (non va trapiantato) che va collegato alla circolazione tramite appositi tubi e valvole.

Il professor Yan e i colleghi lo hanno testato su sei maialini nani, portati allo stato di insufficienza epatica acuta in sole 24 ore dopo averli nutriti con una dose elevata di galattosamina. Grazie al collegamento al fegato bioartificiale, in 5 su 6 sono sopravvissuti, contro un solo maialino del gruppo di controllo (altri 6 maialini con insufficienza epatica indotta, ma non trattati). In parole semplici, il sistema Ali-BAL permette di “pulire” il sangue dai metaboliti tossici (bilirubina, ammonio e altri enzimi epatici) facendo il lavoro del vero fegato, catalizzando al contempo anche la rigenerazione del tessuto epatico e riducendo l'infiammazione. Ovviamente si tratterebbe di un'applicazione transitoria, ma potrebbe salvare moltissime vite, considerando che l'insufficienza epatica acuta ha una mortalità dell'80 percento.

Sottolineiamo che i suini non sono esseri umani, e questi controversi esperimenti non è detto che diano i medesimi risultati anche in ambito clinico. Gli scienziati continueranno a fare test su modelli animali, fino a quando non sarà possibile passare all'uomo. I dettagli della ricerca “An extracorporeal bioartificial liver embedded with 3D-layered human liver progenitor-like cells relieves acute liver failure in pigs” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica “Science Translational Medicine”.

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