Credit: Bernard Dupont
in foto: Credit: Bernard Dupont

Nei ragni di velluto della specie Stegodyphus dumicola sia le madri che le femmine vergini si concedono in pasto ai piccoli, che iniettano enzimi nei loro corpi per scioglierne i tessuti e succhiarli. La scena da incubo, che sicuramente non aiuterà a farvi amare questi animali se siete già aracnofobici, si consuma in Africa meridionale, dove questa specie sopravvive in enormi colonie – le ragnatele possono essere lunghe svariati metri – con centinaia e centinaia di esemplari.

I ragni di velluto hanno una spiccata socialità, e tutti gli esemplari femmina, che sono la maggioranza nel nido, concorrono ad allevare i piccoli. Ad esempio, si prendono cura delle uova e rigurgitano il cibo per nutrire i ragnetti dopo la nascita, un fenomeno chiamato “cure alloparentali” poiché coinvolge anche chi non è genitore. Oltre alla semplice cura, le madri di questa specie compiono anche un gesto estremo di ‘amore materno' verso i figli, ovvero si concedono letteralmente in pasto. “I ragni cominciano a mangiare la femmina mentre è ancora è viva – ha sottolineato la biologa evolutiva Trine Bilde dell'Università Aarhus, Danimarca – ma non c'è aggressione apparente, sembra che la femmina li stia quasi invitando a nutrirsi”.

Credit: spyderlab.dk
in foto: Credit: spyderlab.dk

Bilde e colleghi volevano sapere se anche le femmine vergini (circa il 60 percento di ciascun nido) concorressero a questo atto di sacrificio, dato che esattamente come le madri, da brave zie, si prendono cura delle uova e rigurgitano il cibo per i piccoli. Per scoprirlo gli studiosi hanno catturato 200 esemplari di ragno di velluto, e dopo averli contrassegnati li hanno seguiti in laboratorio per alcune settimane. Incredibilmente, nel 97 percento dei casi anche le femmine vergini si sono sacrificate per nutrire i ragnetti. Secondo i ricercatori si tratta di un meccanismo evolutivo legato al fatto che gli esemplari di un nido hanno tutti un patrimonio genetico molto simile (se non identico), di conseguenza per le femmine vergini il sacrificio rappresenta comunque un “investimento nel successo riproduttivo”.

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Probabilmente questi ragni sociali non riescono a capire a chi appartengano esattamente le uova nel nido, dunque aiutare un proprio parente è un po' come aiutare se stessi. Il sacrificio per scopi alimentari avverrebbe perché questi ragni, che vivono un solo anno, si trovano in habitat particolarmente aridi, dove non sempre è semplice avere prede a sufficienza per l'intera e vastissima colonia. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Animal Behavior.