Credit: Scientific Reports
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Minuscoli batteri estremofili scoperti in uno degli ambienti più inospitali della Terra potrebbero aiutarci a comprendere come potrebbero sopravvivere (o essere sopravvissuti) microorganismi su Marte. Si tratta di rappresentanti dei Nanohaloarchaea, una classe di archeobatteri (Archea) che si trova in ambienti con elevatissime concentrazioni di sale. Gli scienziati li hanno individuati nella zona geotermica di Dallol, in Etiopia, nella parte settentrionale della depressione di Danakill. In questo luogo, sito a circa 125 metri sotto il livello del mare, confluiscono tre placche tettoniche che danno vita a un ambiente con condizioni chimico-fisiche peculiari: le numerose sorgenti calde originate dai fenomeni vulcanici raggiungono temperature comprese tra i 90° centigradi e i 109° centigradi, hanno un'acidità elevatissima (pH prossimo allo zero) e sono piene di sali e metalli pesanti.

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Ricerca internazionale. A individuare forme di vita in questo luogo infernale – formatosi all'inizio del secolo scorso – è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati spagnoli del Centro di Astrobiologia (INTA-CSIC) di Madrid, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (BiGeA) dell'Università di Bologna, dell'IRSPS – Università d'Annunzio di Pescara, della Open University (Regno Unito), della Mekelle University (Etiopia) e di altri istituti. Gli scienziati, coordinati dal professor Felipe Gomez, hanno prelevato i fluidi idrotermali e in laboratorio sono andati a caccia delle potenziali sequenze di DNA al loro interno. Dalle analisi sono emersi dei minuscoli nanobatteri di forma sferica con un diametro compreso tra 50 e 500 nanometri; sono molto più piccoli dei batteri tipo e sono al limite minimo delle dimensioni per la vita.

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Sognando Marte. Sono noti diversi batteri estremofili che vivono in ambienti terrestri infernali, ma il mix osservato nella zona geotermica di Dallol avvicina questi Nanohaloarchaea a qualcosa di “alieno”, che potrebbe offrire spunti interessanti per cercare la vita su Marte o in altri mondi lontani. Sul Pianeta rosso i microorganismi devono fare i conti con radiazioni letali e un suolo ricco di perclorati, ma osservando il modo in cui la vita può esistere sulla Terra non si esclude che alcune forme possano essersi adattate alle condizioni marziane (passate e/o presenti). “Un'indagine approfondita delle caratteristiche di questo fantastico sito migliorerà la nostra comprensione dei limiti della vita sulla Terra e agevolerà la nostra ricerca di vita su Marte e altrove nell'Universo”, ha dichiarato la coautrice dello studio Barbara Cavalazzi dell'Università di Bologna. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.