2 Agosto 2021
16:01

Questa tecnica rivoluzionaria permette di trasformare la plastica in cibo: come funziona

Un team di ricerca americano composto da scienziati della Michigan Technological University (MTU) e dell’Università dell’Illinois ha messo a un punto un metodo rivoluzionario che permette di trasformare rifiuti plastici in proteine commestibili, o meglio, in cibo. La tecnica si avvale di colonie batteriche voraci di plastica, dopo uno specifico trattamento col calore.
A cura di Andrea Centini

Un team di ricerca americano ha vinto un premio da 1,2 milioni di dollari (1 milione di Euro) per portare avanti un avveniristico progetto che punta a trasformare la plastica in proteine commestibili. In altri termini, grazie a questa tecnica è possibile ottenere cibo dalla lavorazione dei rifiuti plastici, che rappresentano una vera e propria emergenza globale a causa dell'inquinamento estremo, soprattutto negli ambienti marini. Basti pensare che ogni anno finiscono nei mari e negli oceani di tutto il mondo oltre 8 milioni di tonnellate di plastica; con questi ritmi, secondo le stime degli esperti, entro il 2050 in mare ci sarà più plastica che pesce. A mettere a punto la tecnica è un stata una squadra di scienziati della Michigan Technological University (MTU) guidata dal professor Steve Techtmann e dal professor Ting Lu dell'Università dell'Illinois di Urbana-Champaign. Il team si è aggiudicato il premio Future Insight 2021 donato dalla società Merck KgaA di Darmstadt (Germania), impegnata proprio nel promuovere i progetti scientifici più meritevoli.

Ma com'è possibile convertire la plastica in proteine commestibili? Gli scienziati americani hanno messo a punto una tecnica basata su colonie batteriche particolarmente voraci di materiali plastici. Nello specifico si sono concentrati sui microorganismi che prosperano nell'acqua di sentina, ovvero l'acqua più inquinata che si deposita – assieme ad oli e altri composti – nella parte più in basso degli scafi delle imbarcazioni. Non c'è da stupirsi che in quest'acqua – che va trattata e scaricata in base a rigide regole – si sviluppino colonie batteriche particolarmente resistenti e con un peculiare "appetito". Alcune di esse, a quanto pare, digeriscono con facilità i rifiuti plastici e quelli vegetali solitamente non trattabili.

La procedura ideata da Techtmann e Lu prevede che la plastica venga depolimerizzata in composti più biodegradabili (monomeri) attraverso il calore. Una volta convertita la plastica in una sorta di olio, quest'ultimo viene dato in pasto ai batteri che si moltiplicano rapidamente. Poiché circa il 55 percento di queste cellule batteriche è composto da proteine, da esse si può ottenere una polvere altamente proteica che con passaggi successivi può essere utilizzata per la trasformazione in cibo vero e proprio. “Utilizziamo organismi naturali ingegnerizzati per abbattere la plastica e la biomassa vegetale non commestibile per convertirla in cibo”, ha dichiarato in un comunicato stampa il professor Techtmann. “È un tale onore ricevere questo premio. Questo premio ci consentirà di perseguire linee di ricerca ad alto rischio e ad alto rendimento che ci consentiranno di portare avanti questo lavoro più rapidamente”, ha aggiunto lo scienziato.

L'obiettivo della ricerca, già sovvenzionata per quattro anni con 7,2 milioni di dollari elargiti dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), è trovare un metodo biologico per depolimerizzare la plastica senza passare per il calore, rendendo l'intero processo naturale e sostenibile. Al posto del calore si pensa di utilizzare specifici enzimi. “La natura ci ha fornito sistemi biologici per far fronte a molti problemi ambientali”, ha dichiarato il professor Techtmann. “Il mio ruolo in questo progetto è identificare e far crescere comunità batteriche dall'ambiente che hanno la capacità di utilizzare rifiuti come la plastica, oltre a scoprire nuovi enzimi per abbattere la plastica e altri rifiuti in modo più efficiente”, ha aggiunto lo scienziato. Non resta che attendere ulteriori sviluppi da questa ricerca, che potrebbe risolvere due grandi problemi per l'umanità, ovvero l'inquinamento da plastica e la carenza di cibo. Quest'ultimo è già un problema significativo in varie parti del mondo, ma rischia di diventare generalizzato a causa dei cambiamenti climatici.

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