Il desametasone, un farmaco ampiamente utilizzato nella pratica clinica e indicato per diverse condizioni infiammatorie, ha salvato centinaia di migliaia di vite dallo scoppio della pandemia. Lo indicano i dati sull’uso di questo corticosteroide nell’ambito degli studi condotti dall’Università di Oxford che dimostrano come il trattamento abbia significativamente ridotto la mortalità nei pazienti Covid-19 che hanno richiesto supporto respiratorio. La molecola (C22H29FO5), sintetizzata alla fine degli Anni '50 da Lewis Sarett e Glen Arth, non elimina il coronavirus ma mitiga la reazione infiammatoria incontrollata che si manifesta in alcuni pazienti e può portare a prognosi negative ed esiti infausti.

I dati sull'uso del desametasone nei pazienti Covid-19

Una stima del potenziale del desametasone pubblicata lo scorso giugno ha evidenziato che il farmaco avrebbe potuto salvare 650mila vite entro la fine dell’anno se implementato come standard di cura a livello globale. La valutazione ha incluso non solo il buon profilo di sicurezza del trattamento ma anche la sua convenienza, per cui i ricercatori hanno calcolato un risparmio di 8.200 sterline per ogni vita salvata, circa 9mila euro. “Salvare una vita costerebbe tra i 100 e 200 euro ha affermato Jesus Sierra della Società Spagnola di Farmacia Ospedaliera (SEFH), considerando che un trattamento di dieci giorni per via endovenosa, come somministrato nelle unità di terapia intensiva, non supera i 20-25 euro per paziente. “In questo momento, la base del trattamento delle forme gravi di Covid – ha spiegato Sierra a El Paisè il desametasone”.

Nella valutazione dell’Università di Oxford, che nell’ambito dello studio Recovery ha esaminato gli effetti di potenziali trattamenti per Covid-19 sulla mortalità a 28 giorni, il desametasone (alla dose di 6 mg una volta al giorno per un massimo di 10 giorni) ha ridotto di un terzo la mortalità nei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica invasiva e di un quinto nei pazienti che hanno ricevuto solo ossigeno, ma non tra coloro che non ricevevano supporto respiratorio. Un’osservazione che, indicano gli studiosi nei risultati dettagliati pubblicati su NEJM, suggerisce come “l’effetto benefico dipenda dalla scelta della giusta dose, al momento giusto, nel paziente giusto” .

Un maggiore beneficio in termini di mortalità è stato osservato con la combinazione di desametasone e tocilizumab (“un farmaco contro l’artrite reumatoide che costa circa mille euro a persona” precisa Sierra), che ha dimostrato di ridurre la mortalità dei pazienti ricoverati in terapia intensiva fino al 50%, secondo gli ultimi risultati dello studio di Oxford. “I dati suggeriscono che nei pazienti Covid-19 con ipossia (che richiedono ossigeno) e significativa infiammazione, il trattamento con la combinazione di un corticosteroide sistemico (come il desametasone) più tocilizumab riduce la mortalità di circa un terzo nei pazienti che richiedono ossigeno e quasi la metà nei pazienti che richiedono ventilazione meccanica invasiva” concludono i ricercatori.