La provincia canadese del Québec ha autorizzato la caccia alle foche grigie (Halichoerus grypus) sull'isola di Brion, una piccola terra emersa di 6,5 chilometri quadrati incastonata nel cuore del Golfo di San Lorenzo e facente parte dell'arcipelago delle Isole Magdalens. L'area in cui potranno essere uccisi i pinnipedi non è stata ancora stabilita, ma probabilmente verrà interessata una parte della spiaggia che fa parte della riserva naturale dell'isola (Réserve écologique de l'Île-Brion), dove si trova una colonia numerosa di questi animali. Si stima siano almeno 10mila.

Ad annunciare l'autorizzazione all'uccisione dei mammiferi marini Benoit Charette, l'attuale ministro dell'Ambiente e della lotta ai cambiamenti climatici (MELCC). Il numero di foche che sarà sacrificato, così come le modalità che saranno permesse per cacciarle, non sono stati ancora decisi, ma nelle prossime settimane si terranno due riunioni tra MELCC, l’Association de chasseurs de phoques intra-Québec, de Pêches et Océans Canada (un'associazione di cacciatori) e la Comunità Marittima delle Isole, un ente governativo dell'arcipelago coinvolto. Al momento si sa solo che le prime foche grigie potranno essere uccise durante l'inverno del 2021, ma non è specificato se nei primi o negli ultimi mesi del prossimo anno.

Le autorità hanno annunciato che l'intera stagione di caccia sarà oggetto di osservazioni scientifiche e complementare a un progetto di ricerca condotto dal professor Stéphane Boudreau, a capo del Dipartimento di Biologia presso l'Università Laval. La colonia di foche grigie, animali che possono superare i 2 metri di lunghezza e raggiungere i 350 chilogrammi di peso (i maschi, le femmine sono più piccole), è aumentata in modo considerevole sull'Isola di Brion, e gli scienziati vogliono capire se gli esemplari sempre più numerosi possono comportare problemi per la flora e la fauna locali.

“Vogliamo vedere se questa foca, sin dalla fondazione della colonia, ha avuto un impatto sulle dinamiche degli ecosistemi terrestri, in particolare sugli ecosistemi dunali dell'isola, dove vivono alcune specie di fauna o flora considerate vulnerabili”, ha dichiarato il professor Laval. In parole semplici, i grossi pinnipedi starebbero distruggendo – semplicemente passandoci sopra – diverse specie minacciate, la cui riduzione può avere un impatto sull'intero equilibrio dell'ecosistema insulare. La stessa pratica della caccia, tuttavia, a causa del panico scatenato tra gli animali in fuga, a sua volta può determinare la distruzione del delicato ecosistema delle dune, pertanto gli scienziati vogliono valutare l'impatto di entrambi i fattori coinvolti.

Laval ha sottolineato che di almeno 30 o 40 esemplari uccisi verrà esaminato il contenuto dello stomaco per indagini ad hoc, e probabilmente sarà studiato anche il tessuto muscolare dei pinnipedi. Il progetto di ricerca dovrebbe durare 3 anni e prevede anche l'installazione di telecamere per osservare l'evoluzione della colonia e il suo impatto sugli equilibri dell'ecosistema. Secondo i cacciatori di foche la concessione del governo non sarebbe sufficiente ad “arginare” il problema della crescita della colonia, mentre le associazioni ambientaliste protestano contro la decisione di uccidere deliberatamente animali innocenti.