Più ci si avvicina al periodo primaverile, più aumenta il pericolo, soprattutto per gli escursionisti e gli amanti della montagna, di incontrare le valanghe. Spesso si parla anche slavine come se fossero lo stesso fenomeno, utilizzando i due termini come sinonimi. In realtà, pur definendo situazioni molto simili e manifestandosi con la caduta verso valle di grandi masse di neve dai pendii delle montagne, presentano caratteristiche che li rendono profondamente diversi. Ecco, allora, tutte le informazioni necessarie per comprendere le cause e la natura delle valanghe, la loro capacità di previsione e prevenzione e il grado di rischio.

Differenza tra valanga e slavina

Generalmente per valanga si intende un evento critico dovuto, come si legge sul sito della Protezione civile, "all'improvvisa perdita di stabilità della neve presente su di un pendio e al successivo scivolamento verso valle della porzione di manto nevoso interessata dalla frattura". Durante la discesa la valanga può coinvolgere altra massa nevosa assumendo così dimensioni via via maggiori e raggiungere velocità anche superiori ai 300 km/h. Le cause di questo distacco possono essere di vario tipo: spontaneo, quando è provocato da fattori quali il peso della neve fresca o il rialzo termico, e provocato, quando ad esempio qualcuno, sciando, lo determina involontariamente con il proprio peso, oppure come accade nei comprensori sciistici quando, con l'ausilio di esplosivi, si bonificano i pendii pericolosi.

Esempio di valanga (Pixabay).
in foto: Esempio di valanga (Pixabay).

La slavina, invece, è una valanga di neve invernale o primaverile che, staccatasi da un monte, precipita a valle. È causata dalla rottura di un equilibrio statico portato al limite a causa, per esempio, di un improvviso aumento della temperatura circostante. A cambiare rispetto alla valanga vera e propria è dunque la massa di neve spostata, che in questo caso è fresca, mentre nell'altro a staccarsi sono blocchi di neve e ghiaccio. In entrambi, si tratta di fenomeni che possono rivelarsi molto pericolosi, per le persone che ne sono coinvolte. I rischi dipendono molto dalla massa nevosa staccatasi e dalla velocità raggiungibile. A volte, tuttavia, anche solo una valanga polverosa può essere insidiosa, in quanto i cristalli di ghiaccio bloccano il respiro e ghiacciano i polmoni.

Tipi e cause delle valanghe

Le valanghe possono essere di diverso tipo, cambiando a seconda del distacco, della qualità della neve e della posizione di scorrimento. Oltre a quelle di superficie, che si formano quando la rottura avviene all'interno del manto nevoso, e a quelle di fondo, cioè al livello del terreno, ci sono anche le radenti, cioè a contatto con la superficie, o nubiformi, quando sono costituite da neve asciutta. Come abbiamo visto, varie sono anche le cause, tutte però riconducibili alla diminuzione della coesione della massa nevosa, che ne determina il distacco. Vi incidono la lunga permanenza di uno strato di neve in superficie, il riscaldamento primaverile e l'azione di piogge di una certa consistenza. Anche il vento può agire diminuendo le forze di coesione fino al raggiungimento del carico di rottura. Sono in genere più frequenti durante il periodo primaverile, quando ci sono più possibilità di repentini sbalzi termici. In questo periodo dell'anno, prima che sia terminata la fase di assestamento del manto nevoso, è fortemente sconsigliata l'attività escursionistica.

Valanghe si sono verificate anche in seguito a significativi terremoti. Non esiste per il momento una correlazione scientifica tra i due fenomeni, ma secondo uno studio  a cura dei ricercatori dell'università giapponese di Nagoya, che ne hanno censito ben 22 tra gli inizi del Novecento e il 2010, in realtà un sisma di magnitudo 1,9 sarebbe sufficiente a scatenare una valanga. Tuttavia, essendo gli eventi sismici per loro natura imprevedibili, si può solo stimare approssimativamente che accada anche questo ulteriore fenomeno.

Come si misura la pericolosità e il rischio di valanghe?

Esiste una scala europea per rappresentare il rischio di valanghe, da tenere ben presente nel caso in cui ci si voglia spingere a fare una escursione fuoripista. Ad ogni grado è associato un colore:

  • debole (verde): il manto nevoso è in generale ben consolidato e stabile. Sono possibili solo piccole valanghe spontanee, o scaricamenti;
  • moderato (giallo): in questo caso il distacco è possibile soprattutto con un forte sovraccarico sui pendii ripidi indicati;
  • marcato (arancione): il manto nevoso presenta un consolidamento da moderato a debole su molti pendii ripidi. In alcune situazioni sono possibili valanghe spontanee di media grandezza e, in singoli casi, anche grandi valanghe;
  • forte (rosso): basta un piccolo sovraccarico per provocare valanghe di media o forte intensità;
  • molto forte (rosso e nero): il manto nevoso è in generale debolmente consolidato e per lo più instabile. Sono da aspettarsi numerose grandi valanghe spontanee.

Previsione e prevenzione delle valanghe

Il pericolo di valanga in realtà si può prevenire. Queste infatti avvengono quasi sempre negli stessi luoghi, e cioè in aree di alta montagna con terreni rocciosi nudi, tra i 2.000 e i 3.000 metri prive per lo più di copertura vegetale, per cui è importante evitare le zone a rischio nei periodi in cui si prevedono i distacchi. Nel nostro paese, queste si trovano, secondo la mappa del rischio valanghe, lungo le Alpi e l'Appenino Pesarese, tra Marche e Abruzzo. In Italia esistono due enti che si occupano della diffusione dei bollettini valanghe, e cioè il servizio Meteomont, a cura del Ministero della Difesa, e l'A.I.Ne.Va., l'Associazione Interregionale Neve e Valanghe, nata nel 1982 dall'associazione dei vari Servizi Regionali. In caso di emergenza, quando si registra il coinvolgimento di più persone, vengono usate per il soccorso squadre specializzate, cani addestrati e elicotteri dotati di speciali sensori.