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Quando i dinosauri contribuivano al riscaldamento globale

Le emissioni gassose dei sauropodi, pari a circa 520 milioni di tonnellate annue di metano, avrebbero avuto un notevole impatto sulle temperature della Terra durante il Mesozoico: i risultati di uno studio pubblicato da Current Biology.
A cura di Nadia Vitali
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Quando i dinosauri contribuivano al riscaldamento globale

Che il Mesozoico avesse goduto di temperature più alte di quelle attuali era cosa risaputa da tempo, così come è noto agli esperti quanto il clima più caldo abbia contribuito in maniera importante alla speciazione. Che però gli stessi protagonisti di quell'era in cui il Pianeta doveva essere una sorta di «serra gigante», i dinosauri, potessero essere coinvolti in qualità di responsabili nel processo di riscaldamento della Terra è la conclusione frutto solo di una recente (e sorprendente) ricerca, condotta da alcuni studiosi britannici e pubblicata dall'autorevole rivista Current Biology. Al pari di quanto accade ancora oggi con molti grandi ruminanti, dalle giraffe alle mucche, responsabili per il 10-20% delle immissioni annue nell'atmosfera di gas serra, i sauropodi avrebbero contribuito all'innalzamento delle temperature di quell'epoca iniziata 250 milioni di anni fa e conclusasi circa 180 milioni di anni dopo con l'estinzione dei grandi rettili, evento dai moltissimi aspetti ancora poco chiari al punto da costituire uno dei più intriganti misteri della paleontologia. Un'ipotesi plausibile, basata su una stima orientativa che vede quei giganti dalla testa piccola e con lunghissimi collo e coda come produttori di circa 520 milioni di tonnellate annue di metano, gas serra con un potenziale di riscaldamento ben più elevato di quello dell'anidride carbonica.

I numeri dello studio – Gli autori della ricerca hanno preso come riferimento i dati relativi agli erbivori ruminanti moderni, mettendoli in correlazione con le diverse dimensioni e proporzioni dei sauropodi: calcolando una distribuzione pari a dieci grandi rettili per ciascun chilometro su cui ci fosse vegetazione, considerando una superficie complessiva di 75 milioni di chilometri quadrati, si è arrivati all'elevata cifra di 520 milioni di tonnellate (per comprendere meglio, il rilascio nell'atmosfera dei ruminanti del nostro tempo è pari a 50-100 milioni di tonnellate ogni anno). Con circa due chili di metano immessi quotidianamente nell'atmosfera da ciascun dinosauro (la media di una mucca è di poche centinaia di grammi al giorno), l'effetto serra sarebbe stato notevole, grazie alle ottime capacità dell'idrocarburo di trattenere il calore. Chiaramente, gli stessi studiosi ammettono che i numeri potrebbero essere imprecisi per eccesso o per difetto: del resto, va anche ricordato che i parenti più prossimi ai dinosauri tra quelli che ancora popolano il nostro pianeta sono gli uccelli (dei quali tuttavia non si conoscono i dati in materia di produzione di metano) e, dunque, non i mammiferi erbivori presi come parametro di riferimento all'interno dello studio. Il processo digestivo dei bovini, responsabile della produzione del metano grazie ad una flora batterica che nell'attaccare il cibo rilascia il gas serra, è stato così messo in correlazione con i giganti di milioni di anni fa in virtù di un elemento comune: i piccolissimi abitanti dello stomaco. Come ha sottolineato uno dei firmatari dell'articolo David Wilkinson, della John Moores University di Liverpool: «Sebbene sia il dinosauro l'elemento che attira maggiormente l'immaginazione popolare in questo lavoro, in verità sono i microbi che vivevano nella pancia del dinosauro i responsabili del rilascio del metano».

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