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Coronavirus
22 Luglio 2021
16:12

Quali sono i vaccinati che possono comunque ammalarsi gravemente di Covid

Analizzando le cartelle cliniche di 152 pazienti vaccinati con due dosi e ricoverati in ospedale con COVID-19, un team di ricerca israeliano guidato da scienziati dell’Ospedale Universitario “Samson Assuta Ashdod” ha stilato un elenco delle caratteristiche maggiormente associate alla forma grave dell’infezione nonostante la vaccinazione.
A cura di Andrea Centini
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Come qualunque altro vaccino, anche quelli contro il coronavirus SARS-CoV-2 non garantiscono un'efficacia al 100 percento, pur essendo elevatissima. Ciò significa che una ristretta minoranza di persone, anche se completamente vaccinate, rischia comunque di sviluppare la forma grave e potenzialmente letale della COVID-19. Va tenuto presente che al momento, negli Stati Uniti, il 99 percento dei decessi per l'infezione si verifica tra i non vaccinati; ciò rende bene l'idea di quanto sono efficaci i vaccini anti Covid. Non a caso il neo presidente americano Joe Biden ha dichiarato che la pandemia adesso è proprio tra i non vaccinati. Come indicato, tuttavia, anche alcuni soggetti vaccinati sono potenzialmente esposti al rischio di COVID-19 grave, per questo un team di ricerca israeliano ha voluto capire quali sono le caratteristiche che identificano le persone a rischio.

A condurre l'indagine è stato un gruppo guidato da scienziati dell'Ospedale Universitario “Samson Assuta Ashdod”, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Divisione di Microbiologia e Malattie Infettive dell'Università Hadassah Hebrew, della Facoltà di Medicina dell'Università di Gerusalemme, della Facoltà di Medicina Sackler dell'Università di Tel Aviv, del Centro Medico Shaare Zedek e di altri istituti del Paese mediorientale. Gli scienziati, coordinati dal professor Tal Brosh-Nissimov, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno studio di coorte multicentrico retrospettivo che ha coinvolto i pazienti ricoverati con COVID-19 in 17 ospedali israeliani. Tutti erano stati completamente vaccinati (seconda dose da almeno 7 giorni) con il vaccino BNT162b2/Tozinameran (nome commerciale Comirnaty) messo a punto dal colosso farmaceutico americano Pfizer in collaborazione con la società di biotecnologie tedesca BioNTech. In Israele praticamente tutta la popolazione vaccinata (58,2 percento del totale) ha ricevuto il vaccino a RNA messaggero.

In totale nello studio sono stati coinvolti 152 pazienti, in prevalenza maschi e con un'età media di 71 anni. Una delle caratteristiche che li accomunava era l'elevato tasso di comorbilità. Fra esse vi erano ipertensione (rilevata in 108, il 71 percento); diabete (rilevato in 73, il 48 percento); insufficienza cardiaca congestizia (rilevata in 41, il 27 percento); malattie renali croniche e polmonari (rilevata in 37, 24 percento per ciascuna); demenza (rilevata in 29, il 19 percento del totale) e cancro (rilevato in 36, il 24 percento del totale). Solo sei dei 152 pazienti non presentavano comorbilità, ovvero il 4 percento della coorte. È interessante notare che in sessanta (il 40 percento) erano pazienti immunocompromessi a causa di farmaci assunti e altre condizioni, pertanto potrebbero aver risposto male o per niente alla somministrazione del vaccino. I ricercatori sottolineano che i pazienti con meno anticorpi neutralizzanti (immunoglobuline IgG) contro la proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2 avevano un rischio maggiore, tuttavia la differenza non ha raggiunto la “significatività statistica”, come per coloro che ricevevano trattamenti anti-CD20. Dall'indagine è emerso per 38 dei pazienti coinvolti è stata stata rilevata una prognosi sfavorevole, con un tasso di mortalità del 22 percento (34 pazienti deceduti su 152)

Gli scienziati non sanno ancora spiegare se queste persone vaccinate sono finite in ospedale per le altre patologie che avevano in precedenza e se l'infezione è stata una coincidenza, anche tenendo presente che un terzo della coorte non presentava sintomi assimilabili alla COVID-19. Tuttavia, poiché una ristretta minoranza sembra comunque correre questo rischio, ulteriori analisi su coorti di questo tipo potrebbero rilevare le fasce della popolazione più vulnerabili nonostante il vaccino, da proteggere con linee guida ad hoc. Secondo il professor Brosh-Nissimov e colleghi questi pazienti potrebbero essere anche indicati prioritariamente per la terza dose, della quale si parla sempre più insistentemente a partire dal prossimo autunno. I dettagli della ricerca “BNT162b2 vaccine breakthrough: clinical characteristics of 152 fully vaccinated hospitalized COVID-19 patients in Israel” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Clinical Microbiology and Infection (CMI).

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