La storia non è finita come teorizzava Francis Fukuyama nel 1992, tutt'altro: nell'ultimo ventennio abbiamo continuato ad assistere ad eventi talvolta spettacolarmente drammatici come mai prima di allora avevamo avuto modo di conoscere, talaltra caratterizzati da bruschi e repentini cambiamenti di condizioni che, in una certa misura, apparivano come immutabili agli occhi di molti osservatori. Un obbligato ampliamento dei confini del rassicurante mondo occidentale, attraverso lo sviluppo economico rapidissimo di alcune aree del Pianeta, e i moti di protesta in altre; accadimenti che si susseguono senza sosta, accompagnati da un impressionante incremento delle conoscenze nel campo scientifico-tecnologico.

Il futuro è ancora nelle mani dell'uomo?

torri gemelle

Ebbene, no, la storia non è finita, tutt'altro. Essa, anzi, ha subito una sorta di accelerazione rendendo sempre più indispensabili gli interrogativi sul futuro possibile per il nostro Pianeta, sul nuovo rapporto che è necessario modellare tra uomo ed ambiente, sulla società e sulle promesse infrante dall'idea del "villaggio globale" in cui le disuguaglianze sarebbero state soltanto un pallido ricordo, sulla paura che i conflitti non vengano mai cancellati dal presente dell'umanità ma, anzi, diventino sempre più feroci man mano che le armi si perfezionano. Un quadro in cui bisogna chiedersi come sia possibile rendere ancora desiderabile il nostro futuro e, dunque, quali sono i comandamenti per il XXI secolo?

Primo ad intervenire, tra i dibattiti e le relazioni che si terranno nella sede della Città della Scienza di Napoli il 3 ed il 4 ottobre, sarà Marc Augé chiedendosi e chiedendoci «cosa sarà dell'uomo»: perché, come recentemente spiegato dal celebre antropologo francese, tra tutte «La domanda che ci pone la storia oggi, con la crisi, le questioni sulla globalizzazione, sul senso delle cose, è “perché tutto questo”?». Cercare una risposta, o piuttosto una strada verso cui indirizzarsi, sarà l'obiettivo centrale dell'evento perché, se è vero che la storia non è finita, è comunque innegabile come la crisi finanziaria abbia letteralmente rubato il futuro, «seppellendolo sotto le paure del presente» soprattutto nell'Occidente. Nel resto del mondo, i conflitti sono nati da tensioni precedenti, sono ripresi o non hanno mai cessato di esistere: in ogni caso, l'illusione che il XXI secolo avrebbe consegnato finalmente a tutti la pace «a portata di mano» non ha avuto neanche il tempo di divenire credibile.

«La rivoluzione della conoscenza».

uomo vitruviano

Molti sostengono che, già da tempo, l'umanità sia entrata in una fase di transizione al termine della quale la domanda «cosa può fare l’uomo della scienza e della tecnica?» diventerà «cosa faranno la scienza e la tecnica dell’uomo?»: è la terza rivoluzione dell'uomo, dopo quella che lo portò a conoscere nel Neolitico il modo di dominare la natura con la messa a punto delle tecniche agricole, e dopo la più recente nata negli stabilimenti industriali di tre secoli fa. Ma è davvero così? È giusto pensarci come in balia di una conoscenza di cui abbiamo perso il controllo? O, piuttosto, sarebbe più corretto comprenderne il valore per riappropriarci del nostro futuro, creando un mondo che sia più a nostra misura e che riscriva i termini del nostro relazionarci all'ambiente?

E infine l'uomo come protagonista, l'uomo del XXI secolo con sempre maggiore coscienza e, al contempo, del tutto abbandonato ad una società che impone ideologie basate sul denaro e sul consumismo: solo, in cerca di solidarietà, quello stesso uomo che si rifugia nel rinascere di fanatismi religiosi di ogni tipo, nel bisogno di una collettività che, non di rado, può trasformarsi in aggressività verso l'altro. Può quest'uomo, smarrito dinanzi alla crisi dei pensieri solidali, ricostruire il senso di un'esistenza che sia anche quella di tutti gli individui? I temi per il dibattito non mancano, né mancano i mezzi per poterlo affrontare: le nuove strade dell'economia, i settori dell'energia rinnovabile e dell'ecologia, le più avanzate tecnologie del mondo digitale. A confronto per due giorni, illustri personaggi del mondo della scienza, dell'economia e della cultura cercheranno di disegnare le nuove linee di un futuro che consenta a tutti di riprendere a respirare, dopo un presente che è stato clemente con pochi: cercando di portare a punti di arrivo e nuove idee che aiutino l'uomo a sentirsi meno solo dinanzi ad un XXI secolo dai tanti aspetti inquietanti.