Credit: ESA advanced concepts team; S. Brunier /ESO
in foto: Credit: ESA advanced concepts team; S. Brunier /ESO

La prima fotografia di un buco nero verrà mostrata al mondo con altissima probabilità alle 15:00 di mercoledì 10 aprile, quando la Commissione Europea, il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) e i ricercatori del progetto EHT (Event Horizon Telescope) terranno una conferenza stampa per presentare un “risultato rivoluzionario” ottenuto dagli scienziati. Poiché il progetto internazionale Event Horizon Telescope è nato con l'obiettivo di analizzare e fotografare per la prima volta Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio sito al centro della Via Lattea (la nostra galassia), e poiché sono passati due anni dalla raccolta dell'immensa mole di dati per ottenere la storica immagine, non ci sono quasi dubbi sul fatto che finalmente, tra pochi giorni, potremo ammirare per la prima volta il vero aspetto di un buco nero.

Orizzonte degli eventi. I voracissimi buchi neri, che non lasciano sfuggire qualunque tipo di radiazione elettromagnetica, sono tecnicamente invisibili ai nostri strumenti, siano essi sensibili ai raggi X, alla luce visibile (ottici), agli infrarossi o di altro tipo. Ecco perché fino ad oggi non ne abbiamo mai visto uno. Ma allora come hanno fatto gli ambiziosi scienziati dell'Event Horizon Telescope a tentare la storica impresa? Tutto ruota attorno al concetto di “orizzonte degli eventi”. I buchi neri sono circondati da una sorta di “aura”, superata la quale non è possibile tornare indietro; si verrebbe irrimediabilmente risucchiati dal cuore di tenebra. Anche la luce non può sfuggire all'attrazione gravitazionale del buco nero, una volta superato il confine dell'orizzonte degli eventi. Si tratta di uno dei luoghi più turbolenti dell'Universo, dove vorticano miscele di gas e polveri mentre il buco nero continua a divorare materia, stelle comprese, la cui luce rappresenta un ulteriore ostacolo nell'osservazione dei misteriosi cuori di tenebra. È proprio questo confine che dovremmo riuscire a vedere nell'immagine dell'ETH. Il risultato non dovrebbe essere troppo dissimile dalla rappresentazione del buco nero Gargantua in Interstellar, cioè una sfera nera circondata da un anello luminoso di materia. A causa dell'effetto doppler, tuttavia, dovremmo riuscire a vedere solo una mezzaluna luminosa e non un anello completo.

Scatto storico. Per provare a immortalare Sagittarius A*, che ha una massa 4 milioni di volte quella del Sole e che dista 25mila anni luce dalla Terra, gli scienziati hanno usato una rete globale di strumenti, otto potentissimi radiotelescopi come il South Pole Telescope, l'ALMA in Cile e il James Clerk Maxwell alle Hawaii. Ad aprile 2017 si è conclusa la raccolta di ben 10 Petabyte di dati salvati in oltre mille hard disk, che in questi due anni sono stati accuratamente elaborati dagli scienziati per ottenere lo scatto che, se tutto è andato come previsto, dovremo ammirare mercoledì 10 aprile. Non resta che attendere i giorni che ci separano dall'annuncio già definito rivoluzionario: potrà essere seguito anche in diretta streaming su youtube sulla pagina della Commissione Europea.