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Grazie a un mix di farmaci per la prima volta gli scienziati sono riusciti a ringiovanire l'età biologica di alcune persone. In altri termini, hanno portato indietro le lancette – in media di 2,5 anni – del cosiddetto invecchiamento biologico, che differisce da quello anagrafico, legato alla carta d'identità. Se infatti da un lato tutti i nati lo stesso giorno di un determinato anno hanno la stessa età anagrafica, quella biologica potrebbe differire sensibilmente sulla base dello stile di vita e di altri fattori, che possono avvicinare o allontanare quella serie di segni, sintomi e malattie che si manifesta col passare del tempo.

Lo storico risultato è stato ottenuto da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università della California di Los Angeles, che hanno collaborato con i colleghi del Dipartimento di Genetica Medica presso l'Università della British Columbia (Canada), dei dipartimenti di Immunologia e Microbiologia dell'Università di Stanford e dello Stanford Medical Center. Gli scienziati, coordinati dal professor Steve Horvath, ricercatore presso la Scuola di Medicina David Geffen dell'ateneo di Los Angeles, sono riusciti a ringiovanire l'età biologica di nove pazienti grazie a un mix di tre farmaci, ovvero l'ormone della crescita e due farmaci contro il diabete, il deidroepiandrosterone (o DHEA) e la metformina.

Inizialmente Horvath e colleghi volevano valutare l'impatto dell'ormone della crescita sul timo, una ghiandola del sistema linfatico sita nel torace e con funzione immunitaria. Col passare degli anni la ghiandola viene infiltrata di tessuto adiposo e va incontro a una naturale perdita di funzionalità. Gli scienziati volevano capire se attraverso l'ormone della crescita fosse possibile invertire questo processo involutivo; hanno aggiunto i due farmaci antidiabetici per il semplice fatto che l'ormone della crescita è noto per favorire lo sviluppo del diabete di tipo 2. Durante lo studio hanno somministrato il mix di farmaci a nove pazienti (tutti uomini con un'età compresa tra i 51 e i 65 anni) per verificare l'impatto sul timo, ma grazie a test epigenetici per valutare l'età biologica hanno osservato dopo un anno di trattamento una vera e propria inversione dell'invecchiamento. “Mi aspettavo di vedere un rallentamento del tempo, ma non un'inversione”, ha dichiarato il professor Horvath.

In media i test hanno stimato un ringiovanimento dell'età biologica di 2,5 anni, e gli effetti protettivi sono perdurati anche a sei mesi di distanza dal termine dell'assunzione del mix di farmaci. Si tratta di dati estremamente preliminari per via del numero di pazienti coinvolti, per l'assenza del gruppo di controllo e perché inizialmente l'obiettivo dello studio era un altro; i ricercatori proseguirano lo studio con un'indagine molto più approfondita. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Aging Cell.