Sull'isola di Pico, una delle nove ‘gemme' dell'arcipelago portoghese delle Azzorre, vive un cane con una passione smisurata per il Grande Blu e per i suoi maestosi abitanti, le balene. Pirata, questo il suo nome, non si perde infatti un'escursione nel cuore dell'Oceano Atlantico al fianco del suo amico e padrone Michael Costa, uno dei più abili skipper azzoriani e tra i fondatori della società di whale watching (avvistamento cetacei) CW Azores.

Nato in una cucciolata l'8 febbraio del 2017, Pirata ha dimostrato sin da piccolo una irresistibile attrazione per il mare, a differenza di suo fratello Jack, che preferisce la tranquillità delle sfumature di verde e nero che caratterizzano l'affascinante paesaggio vulcanico di Pico. Del resto, come ben sanno i proprietari di cani, i nostri amici a quattro zampe non sono tutti uguali; hanno una personalità e passioni proprie. “O cachorro que ama o oceano”, il cane che ama l'oceano, non vede l'ora di l'ora di saltare a bordo del grosso gommone, per godersi il vento sul muso e gli sbuffi dei grandi cetacei misticeti, che ammira gioioso come solo i cani sanno esserlo.

Tra una carezza e l'altra degli escursionisti divertiti dalla sua presenza, Pirata dimostra anche tutta la fierezza della sua particolarissima razza. Si tratta infatti di un “Barbado da Terceira”, dal nome di una delle nove isole Azzorre. Questi cani di taglia media – i maschi arrivano a 58 centimetri di altezza per 30 chilogrammi di peso – hanno un pelo molto folto e un simpatico muso barbuto. È l'ultima razza ufficialmente riconosciuta (nel 2004) in Portogallo, sebbene non lo sia ancora per la Fédération Cynologique Internationale (FCI). È forte e robusta, dall'indole intraprendente, come dimostra lo stesso Pirata, e necessita di un proprietario che sappia gestirne l'esuberanza. Probabilmente deriva da cani da caccia importati nell'arcipelago vulcanico dai primi coloni europei; del resto su queste isole si trova molto bestiame allo stato selvatico.

 

Pirata, che oltre agli sbuffi delle balene adora anche contemplare i delfini mentre giocano attorno al gommone, scruta con attenzione l'orizzonte come un vero avvistatore di cetacei appostato su una vigia. Da queste piccole costruzioni rurali, in un passato non troppo lontano, i balenieri azzoriani cercavano i ‘soffi' dei mammiferi marini, per poi dargli la caccia a bordo di imbarcazioni di legno. L'ultimo capodoglio fu ucciso a Pico nel 1986, e oggi gli occhi degli avvistatori sono al servizio delle società di whale watching e delle università; alle prime comunicano via radio la posizione degli animali, per le seconde tengono invece traccia dei numeri e delle specie avvistate. Pirata incontra diversi cetacei ogni volta che salpa per il Grande Blu, ma la sua emozione è sempre quella della prima.

[Credit: Andrea Centini]