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Coronavirus
27 Settembre 2021
19:56

Pillola anti Covid di Pfizer per prevenire il contagio: avviati test di efficacia sull’uomo

La casa farmaceutica americana Pfizer sta sperimentando sull’uomo una pillola anti Covid chiamata “PF-07321332” per valutarne la sicurezza e l’efficacia preventiva, sia verso l’infezione da coronavirus SARS-CoV-2 che contro l’aggravamento dei sintomi in caso di contagio. È al centro di una serie di studi randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo i cui risultati arriveranno nei prossimi mesi.
A cura di Andrea Centini
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Il colosso farmaceutico americano Pfizer ha annunciato che è stato avviato un nuovo studio di Fase 2 / 3 per valutare la sicurezza e l'efficacia della sua promettente pillola anti Covid, conosciuta al momento con il nome sperimentale di PF-07321332. Si tratta di un farmaco da somministrare per via orale progettato per prevenire l'infezione dopo l'esposizione al coronavirus SARS-CoV-2 o l'aggravamento della stessa in caso di contagio; non a caso nel nuovo studio, chiamato EPIC-PEP (Evaluation of Protease Inhibition for COVID-19 in Post-Exposure Prophylaxis) e facente parte di una serie di indagini cliniche più ampia, saranno coinvolte persone che hanno almeno un membro della propria famiglia positivo e sintomatico.

“Con la diffusione costante della COVID-19 in tutto il mondo, riteniamo che affrontare il virus richiederà trattamenti efficaci per le persone che contraggono o sono state esposte al virus, integrando l'impatto che i vaccini hanno avuto nell'aiutare a reprimere le infezioni. In caso di successo, riteniamo che questa terapia potrebbe aiutare a fermare il virus in anticipo, prima che abbia la possibilità di replicarsi ampiamente, prevenendo potenzialmente la malattia sintomatica in coloro che sono stati esposti e inibendo l'insorgenza dell'infezione negli altri”, ha dichiarato in un comunicato stampa il professor Mikael Dolsten, responsabile scientifico e presidente presso il dipartimento di Worldwide Research, Development and Medical di Pfizer. “Vista la continua emergenza ed evoluzione delle varianti del SARS-CoV-2 e il loro enorme impatto, continuiamo a lavorare alacremente per sviluppare e studiare nuovi modi in cui il nostro candidato antivirale orale sperimentale potrebbe potenzialmente ridurre l'impatto della COVID-19, non solo sui pazienti, ma anche nella vita delle loro famiglie e dei conviventi”, ha aggiunto il professor Dolsten.

Ma come funziona esattamente la pillola anti Covid? PF-07321332 è tecnicamente un antivirale inibitore della proteasi, ovvero un farmaco che colpisce l'enzima che il coronavirus SARS-CoV-2 utilizza per produrre le proprie proteine. Attaccando direttamente la proteasi si impedisce al patogeno di replicarsi nelle cellule umane e di conseguenza lo si elimina. Per catalizzarne l'efficacia, gli scienziati di Pfizer hanno messo a punto una terapia sperimentale che prevede l'assunzione simultanea di una piccola dose di ritonavir, un antiretrovirale (anch'esso della classe degli inibitori della proteasi) utilizzato per combattere il virus dell'HIV, responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS). Lo studio di Fase 2 / 3 EPIC-PEP valuterà al meglio l'efficacia della pillola anti Covid poiché è randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo; ovvero ha tutti i crismi della ricerca scientifica rigorosa.

Pfizer punta ad arruolare fino a 2.660 volontari adulti e sani con età uguale o superiore ai 18 anni. Nelle indagini precliniche la pillola è risultata molto efficace nel prevenire infezione e sintomi della COVID-19; qualora dovesse mostrare la medesima efficacia nello studio EPIC-PEP e negli altri avviati, potrebbe rappresentare un'ottima arma per prevenire la malattia nei soggetti esposti al SARS-CoV-2, come appunto coloro che hanno un famigliare con tampone positivo. Ma la pillola potrebbe risultare efficace anche alla comparsa dei primi sintomi e prevenire l'aggravamento; questa situazione verrà analizzata in un altro studio che è stato avviato all'inizio settembre. Per questo trial parallelo sono stati coinvolti 1.140 pazienti, tutti positivi e con sintomi della COVID-19, ma non ricoverati in ospedale e che non presentano comorbilità (altre patologie) o altre condizioni – come l'età avanzata o l'obesità – correlate a un peggioramento verso la forma grave dell'infezione. I risultati di questi studi saranno comunicati nei prossimi mesi.

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