disco_protoplanetario

Quello che l’universo ci sta rivelando negli ultimi anni è che di pianeti come il nostro ce ne potrebbero essere davvero molti, molti di più di quanto immaginavamo. Abbiamo trovato mondi rocciosi intorno a stelle doppie e triple, pianeti vaganti nello spazio lontani da qualsiasi stella e tutti in misura maggiore del previsto. Ora una scoperta italiana dimostra che anche oggetti stellari più deboli, le cosiddette “nane brune”, con massa molto inferiore a quella del Sole, possono dare origini a pianeti rocciosi. Le nane brune sono corpi a metà strada tra il Sole e Giove: hanno troppo poca massa per innescare il processo di fusione nucleare che tiene accese le stelle, ma abbastanza per emettere radiazione in forma di calore (a differenza di Giove, che è comunque troppo piccolo per riuscirci) grazie alla loro contrazione gravitazionale. Intorno alla nana bruna Rho-Oph 102 – il nome deriva dalla regione Rho della costellazione di Ofiuco, dov’è stata scoperta – il telescopio ALMA ha individuato un disco protoplentario: quello da cui tutti i sistemi planetari, incluso il nostro, hanno vita.

ALMA

L'occhio di ALMA – Servendosi dei potenti telescopi dell’ESO in Cile e del Telescopio Nazionale Galileo nelle Canarie, gli astronomi dell’Osservatorio di Arcetri dell’Istituto nazionale di astrofisica hanno potuto portare a termine una lunga serie di osservazioni i cui risultati sono stati appena pubblicati sull’Astrophysical Journal. Ma la conferma definitiva è giunta attraverso ALMA, lo straordinario array di radiotelescopi puntati verso il cielo nel deserto di Atacama, in Cile: il paese sudamericano, divenuto ormai capitale dell’astronomia mondiale, offre infatti le condizioni migliori di osservazione grazie al clima secco e ai cieli scuri e sgombri di nubi. Le gigantesche antenne di ALMA scrutano l’universo nella banda delle radiofrequenze, riuscendo a individuare oggetti altrimenti invisibili, come nel caso delle nane brune, così fioche da sfuggire alle migliori osservazioni telescopiche.

Scoperta italiana – “Spiegare la presenza di un disco di polvere con queste caratteristiche attorno ad una stella così piccola è davvero difficile nel quadro della nostra attuale comprensione sulla formazione dei pianeti”, ammette Leonardo Testi dell’INAF, che si divide tra l’osservatorio di Arcetri, vicino Firenze (dove Galileo si spense nel 1642), e il complesso dell’ESO in Cile, dove ALMA ormai quasi completato sta già fornendo risultati straordinari capaci di sorprendere la comunità astrofisica mondiale. Finora si pensava che le nane brune non fossero in grado di ospitare intorno a loro dischi protoplanetari, quelli da cui per il lento effetto della condensazione gravitazionale nascono poi i pianeti come il nostro.

Come si formano i pianeti – Ora gli astrofisici aspettano che il complesso di 66 antenne di ALMA sia completato, il prossimo anno, per dare un’occhiata migliore a Rho-Oph 102 (circa 400 anni-luce dalla Terra) prima di riscrivere ancora una volta i manuali nei capitoli riguardanti i processi di formazione dei pianeti. “Saremo presto in grado non solo di rivelare la presenza di piccole particelle nei dischi, ma anche di costruire una mappa della loro distribuzione nel disco circumstellare e di spiegare come interagiscono con il gas da noi trovato nel disco. Questo ci aiuterà a comprendere meglio come si formano i pianeti”, assicura Luca Ricci, principale autore della scoperta, astronomo italiano oggi al California Institute of Technology.