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21 Novembre 2019
15:57

È possibile vivere normalmente con metà cervello e ora sappiamo perché

Le persone con metà cervello possono condurre una vita relativamente normale poiché il loro tessuto cerebrale compensa la perdita di massa generando fortissime connessioni tra le singole reti funzionali, come quelle cognitive, emotive e legate alla visione. Lo ha dimostrato un team di ricerca del California Institute of Technology di Pasadena mettendo a confronto le scansioni cerebrali di persone sottoposte a emisferectomia e soggetti sani.
A cura di Andrea Centini
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La scansione della testa di una persona con metà cervello. Credit: Caltech Brain Imaging Center
La scansione della testa di una persona con metà cervello. Credit: Caltech Brain Imaging Center

Le persone che hanno subito una emisferectomia durante l'infanzia, cioè la rimozione di un emisfero del cervello, possono condurre una vita relativamente normale poiché nel tessuto cerebrale restante si formano connessioni fortissime fra le diverse reti funzionali, come quelle legate a cognizione, visione, emozione e movimento. In altri termini, il cervello compensa la mancanza di massa potenziando la comunicazione fra i neuroni “sopravvissuti”.

A scoprire in che modo l'organo più avanzato sul pianeta Terra – e, a conoscenza umana, dell'intero Universo – riesce a mantenere intatte coscienza e funzioni cognitive pur con una massa dimezzata è stato un team di ricerca del California Institute of Technology (CALTECH) di Pasadena, che ha condotto un affascinante studio comparativo tra le immagini delle scansioni cerebrali di diversi partecipanti.

I neuroscienziati coordinati dalla professoressa Dorit Kliemann, docente presso la Divisione di Scienze Umane e Sociali dell'ateneo statunitense, hanno innanzitutto invitato a partecipare allo studio sei persone trattate con l'emisferectomia da bambini. Questa procedura estrema viene adottata principalmente in presenza di crisi epilettiche gravissime e non trattabili, come ad esempio quelle innescate dalla rara encefalite di Rasmussen, una patologia neuroinfiammatoria. Oltre ai sei pazienti, con un'età compresa tra i 20 e i 30 anni, Kliemann e colleghi hanno coinvolto altre sei persone come gruppo di controllo, tutte con cervelli perfettamente normali. L'obiettivo, come indicato, era mettere a confronto le immagini delle scansioni cerebrali; per render ancor più corposa l'analisi hanno fatto riferimento anche al database del Brain Genomics Superstruct Project, nel quale sono archiviate le immagini di altri 1.500 cervelli “tipici”.

Incrociando tutti i dati raccolti, gli scienziati hanno osservato che nel cervello dei ragazzi sottoposti a emisferectomia vi era un modello della connettività globale “sorprendentemente normale”, mentre si aspettavano una situazione più "debole", in virtù del fatto che queste reti coinvolgono tutti e due gli emisferi. Il dettaglio più significativo era tuttavia la fortissima connessione fra le singole reti cerebrali, molto più accentuata rispetto a un cervello tipico; un adattamento, sottolineano gli autori dello studio, che consente a queste persone di vivere vite praticamente normali.

“Le persone con emisferectomia che abbiamo studiato avevano un funzionamento straordinariamente elevato. Hanno abilità linguistiche intatte; quando le ho messe nello scanner abbiamo fatto chiacchiere, proprio come le centinaia di altre persone che ho scannerizzato”, ha dichiarato la professoressa Kliemann. “Puoi quasi dimenticare la loro condizione quando le incontri per la prima volta. Quando mi siedo davanti al computer e vedo queste immagini MRI che mostrano solo mezzo cervello, mi meraviglio ancora che le immagini provengano dallo stesso essere umano che io ho appena visto parlare e camminare, e che ha scelto di dedicare il proprio tempo alla ricerca”, ha aggiunto la scienziata. La Kliemann ha inoltre sottolineato quanto sia incredibile l'esistenza di persone con metà cervello, tenendo presente che a volte una lesione cerebrale piccola come quella causata da un ictus o un tumore possono avere esiti devastanti. I dettagli della ricerca, che aiuterà a comprendere il modo si plasma, sviluppa ed evolve il cervello in persone con varie lesioni cerebrali, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Cell Reports.

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