Credit: Roberto Pillon
in foto: Credit: Roberto Pillon

Le tracine (famiglia Trachinidae) sono tra i pesci più temuti dai bagnanti, a causa delle dolorosissime punture che sono in grado di infliggere con le loro spine velenifere. Per questi animali, naturalmente, si tratta di un sistema di difesa per allontanare gli intrusi e i potenziali predatori, che sono molto pochi, proprio a causa dell'elevata tossicità del veleno. Normalmente si viene feriti sulla pianta del piede, poiché le tracine vivono nascoste nei fondali sabbiosi, ma è possibile essere colpiti anche in altre parti del corpo se durante un'immersione ci si avvicina troppo alla loro posizione. Questi pesci, infatti, tendono a uscire repentinamente da sotto la sabbia per attaccare le possibili minacce. Spesso i pescatori vengono feriti sulle mani, ad esempio quando lavorano con le reti per separare le prede. Ecco tutto quello che c'è da sapere sulle tracine – conosciute anche col nome di pesci ragno – e come comportarsi in caso di puntura.

Com'è fatta una tracina

Esistono in tutto nove specie di tracine, una appartenente al genere Echiichthys e le altre otto a quello Trachinus. Le dimensioni degli esemplari adulti vanno da 15 centimetri della tracina vipera (Echiichthys vipera) agli oltre 50 della tracina raggiata (Trachinus draco), che può arrivare a un peso di un paio di chilogrammi. Vivono nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero e lungo alcune coste atlantiche; una specie si trova anche nell'Oceano Pacifico. La specie che genera più apprensione nei bagnanti italiani è proprio la piccola tracina vipera, poiché adora cacciare e riposare in acque molto basse, a ridosso della riva. Generalmente le tracine si trovano entro 30 metri di profondità, ma alcune possono spingersi oltre i 100 metri. Hanno un colore tendente al giallo-marroncino con ventre e dettagli biancastri; in diverse specie – ma non nella tracina vipera – sono presenti disegni neri. Hanno un corpo compresso lateralmente e una testa grande, schiacciata, con bocca all'insù e occhi posti nella parte superiore. Questa anatomia consente alle tracine di restare insabbiate e di controllare cosa succede sopra di loro, così da poter attaccare all'improvviso le prede – piccoli pesci e invertebrati – o scacciare un intruso. Hanno una lunga pinna anale e una lunga pinna dorsale, quest'ultima preceduta dalla pinna velenifera. Anche l'opercolo branchiale è armato con una spina che può iniettare veleno.

La temuta tracina vipera. Credit: Hans Hillewaert
in foto: La temuta tracina vipera. Credit: Hans Hillewaert

La spina velenifera

Appena dietro alla testa e prima della pinna dorsale, in questi pesci è presente una pinna velenifera composta da 5-7 spine. È facilmente riconoscibile a causa del caratteristico colore nero. Un osservatore attento può notarla anche quando è tenuta abbassata (dall'alto si vede una linea scura sul dorso della tracina), dato che non sempre questi pesci insabbiano completamente il corpo. A riposo la spina velenifera è sempre abbassata, ma se ci si avvicina troppo viene fatta scattare e si apre come un ventaglio. La tracina la può mostrare per “dichiarare” di essere pericolosa, ma se la minaccia è troppo vicina può decidere di uscire e colpire l'intruso per iniettare il veleno. È successo a numerosi sub. Le tracine possono usare la spina velenifera anche per colpire le prede, rendendo più agevole la cattura.

Credit: Roberot Pillon
in foto: Credit: Roberot Pillon

Una puntura dolorosissima

Il veleno della tracina, composto da molecole proteiche come la dracotossina, è estremamente tossico, e il dolore è così forte che nei soggetti più sensibili può sfociare persino nel delirio e in una sincope. Il dolore, che è simile a quello provocato da un oggetto incandescente che penetra nella carne, dalla zona colpita può diramarsi velocemente lungo tutto l'arto interessato. Maggiore è la quantità di veleno iniettato e il numero di spine penetrate e peggiore è la sintomatologia. Tra i più sfortunati ci sono i bagnanti che mettono il piede con tutto il proprio peso sull'animale, venendo così investiti dalla completa apertura della spina velenifera. Il veleno è neurotossico, distrugge le cellule del sangue e può provocare necrosi del tessuto muscolare nella zona interessata dalla puntura, dove emerge gonfiore e arrossamento. Il picco del dolore viene raggiunto dopo una mezz'ora dallo spiacevole incontro, e può durare per un giorno o più. Il veleno non è comunque considerato “pericoloso” per l'uomo, anche se il dolore intenso può sfociare in nausea, vomito e qualche linea di febbre, soprattutto nei più piccoli.

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Cosa fare dopo essere stati punti

Come indicato, la puntura di una tracina è estremamente dolorosa, e alcune persone possono avere anche difficoltà a riguadagnare la riva, senza contare che tra le sostanze iniettate alcune favoriscono anche crisi di panico. Tra i primi suggerimenti vi è la pulizia della ferita facendo pressione attorno alla zona colpita per far uscire il sangue ed eventuali residui delle spine. Poiché le molecole tossiche della tracina – e di molti altri pesci – sono termolabili, cioè si disgregano col calore, è opportuno immergere il prima possibile la parte colpita in acqua molto calda (ma senza ustionarsi) e tenercela per una mezz'ora. Va contattato un medico che disporrà una terapia antibiotica ad hoc e in determinate circostanze anche quella antitetanica. Benché esista un antiveleno contro la tossina della tracina, è stato sfruttato in pochissimi casi solo in ambito sperimentale.