Per fronteggiare l'emergenza coronavirus le maschere chirurgiche (o “mascherine”) sono un dispositivo di protezione fondamentale per chi è esposto al rischio professionale di infezione, come medici e infermieri, ma per la gente comune, come è stato sottolineato più volte dagli esperti, sono praticamente inutili. A meno che ovviamente non si sospetti di essere malati o si presti assistenza a una persona malata, come indicato dal Ministero della Salute sulla pagina dedicata alle domande e risposte sulla COVID-19, l'infezione scatenata dal SARS-CoV-2. Nonostante queste premesse, vi è stata una vera e propria corsa all'accaparramento delle mascherine, con tre effetti principali: la cronica carenza dei dispositivi, che mette a rischio non solo le categorie professionali ma anche i pazienti immunodepressi; la speculazione sui prezzi, con impennate vergognose soprattutto nei negozi online; e la diffusione di tutorial per prepararsi le mascherine fai-da-te con i materiali più disparati, dalla carta da forno alla stoffa, con ritagli di vecchie tovaglie e jeans. In alcuni casi questi prodotti vengono distribuiti gratuitamente pensando di fare un favore alla comunità, o addirittura vengono messi in vendita in modo fraudolento.

Per quanto concerne quelle di stoffa, possiamo affermare che non solo sono inutili per proteggerci dal coronavirus, ma possono anche essere pericolose. Esattamente come quelle fatte con la carta da forno, alla stregua di quella realizzata in televisione dalla giornalista Barbara Palombelli. Come sottolineato a fanpage dal virologo Fabrizio Pregliasco, le mascherine in carta da forno “non funzionano e non isolano”. “Il rischio è che uno si mette una mascherina inutile come quella e pensa di essere al sicuro”, ha affermato lo specialista. Sentendosi protetti, infatti, si potrebbe tendere a contravvenire al fondamentale rispetto della distanza di sicurezza, che assieme all'igiene rappresenta il principale baluardo contro il rischio di infezione.

Ma quali sono i limiti delle mascherine di stoffa artigianali? Innanzitutto le vere maschere chirurgiche sono composte da materiali specifici e certificati, che offrono un potere filtrante utile al loro scopo in ambito sanitario. Ovviamente, non potete sperare di trovare questo potere filtrante nel tessuto della vecchia tovaglia della nonna o nei jeans che indossavate anni fa. In parole semplici, le minuscole goccioline di pochi micron espulse quando si parla, tossisce o starnutisce (il cosiddetto droplet) filtrano sia in entrata che in uscita, quindi indossando una mascherina di questo tipo mettete in pericolo sia voi stessi che gli altri, qualora foste ammalati. Le mascherine professionali in grado di proteggere dal coronavirus, del resto, sono solo le FFP2 e le FFP3, che riescono a bloccare la quasi totalità delle particelle nocive fino a una dimensione di 0,6 micron (le goccioline del droplet sono di dimensioni maggiori). A render pericolose le mascherine in stoffa vi è anche il fatto che questo materiale ovviamente non è idrorepellente, favorendo il deposito e lo sviluppo di eventuali agenti contaminanti (come batteri e altri patogeni). Le vere mascherine sono monouso e vanno sostituite ogni 4 ore, mentre quelle artigianali in stoffa lasciano passare il messaggio che possano essere utilizzate di continuo senza alcun problema. Infine, le mascherine fai da te non garantiscono la fondamentale caratteristica di ermetismo che impedisce al droplet di passare da qualunque angolazione, poiché non aderiscono in modo corretto al volto.

In definitiva, come specificato dal professor Pregliasco, soluzioni di questo genere potrebbero essere l'“extrema ratio” in caso di scenari apocalittici da "peste nera". In questo caso, "quando non ci sarà nient'altro ogni cosa è buona”, ha sottolineato il virologo. Non mettete a rischio voi stessi e gli altri con queste inutili soluzioni artigianali, ma indossate le mascherine soltanto nei casi contemplati dal Ministero della Salute e quando vi viene espressamente richiesto da un medico.