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Perché l’eclissi solare è passata e molti non se ne sono accorti

La riduzione di luminosità c’è stata, anche se sembra che non sia accaduto perfettamente niente. Il nostro organismo ha lavorato affinché non percepissimo il cambiamento.
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A cura di Danilo Massa
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L'eclissi solare è passata sull'Italia e chi non ha avuto modo di guardare il fenomeno per assenza degli strumenti idonei – rivolgere lo sguardo al Sole sarebbe stato molto pericoloso – potrebbe essere rimasto deluso dalla mancata percezione dell'oscurità. In effetti si è trattato di un'eclissi solo parziale e, soprattutto nelle regioni meridionali, il fenomeno potrebbe essere passato pressoché inosservato. Al nord la copertura del disco solare è stata quasi del 70%, mentre al sud si è arrivati in alcuni casi a valori di poco superiori al 40%. Differenze importanti, ma che in ogni caso hanno portato ad una riduzione rilevante della luminosità. E, dunque, come mai sembra non essere cambiato nulla? A parte l'eccessiva attesa da parte degli osservatori, sono due i meccanismi attivati dal nostro organismo – precisamente da vista e cervello – ad aver dato l'impressione che davvero nulla stesse accadendo. Meccanismi che, comunque è sempre meglio precisarlo, avrebbero compensato ben poco il calo di luminosità se avessimo avuto un oscuramento del Sole dall'80% in su.

Pupilla

Foto di Paolo Margari.
Foto di Paolo Margari.

La pupilla svolge per gli animali la stessa funzione del diaframma in una macchina fotografica: fa entrare la luce. In base alle condizioni ambientali, il sistema neurovegetativo contrae o meno l'iride e, di conseguenza, la pupilla. Quando dunque si riduce la luminosità, la pupilla si dilata permettendo all'occhio di accogliere una maggiore quantità di luce. Questo meccanismo, che ha l'obiettivo di garantire il più possibile agli animali la capacità visiva, finisce per affievolire le differenze di luminosità ambientali. Tuttavia, quando ci spostiamo da una stanza illuminata ad una buia, dobbiamo permettere all'organismo di adeguare la vista, ossia dobbiamo aspettare che la pupilla si dilati e che l'apertura acquisti la giusta dimensione. Per un fenomeno come l'eclissi di sole, tuttavia, la riduzione di luminosità non è improvvisa, per cui, senza apparenti contrasti, quanto più l'intensità della luce diminuiva, tanto più la pupilla si dilatava. Dando dunque l'impressione che nulla stesse accadendo [Foto di Paolo Margari].

Compensazione dei colori

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Esperimento classico: leggete la pagina di un libro alla luce del Sole e leggetela poi alla luce di una lampadina ad incandescenza (di quelle classiche, insomma, non a risparmio energetico). Sul momento noterete la differenza: la pagina bianca, illuminata da una fonte di luce "calda" appare più rossastra. Dopo esservi concentrati per qualche minuto sulla lettura, noterete che la pagina è "diventata" bianca. Merito dell'adattamento cromatico o costanza del colore. In estrema sintesi occhio e cervello tendono a confermare la luce riflessa da un corpo, nonostante la sorgente ne modifichi il colore. Si pensa che questo meccanismo sia causato da neuroni specializzati della corteccia visiva primaria, che permettono di "valutare" non solo il colore, ma anche la relazione cromatica di un corpo rispetto ad un altro. Un esempio ci è dato guardando la scacchiera nell'immagine qui sopra. Si tratta di un esperimento realizzato da Edward H. Adelson presso il Massachusetts Institute of Technology. I quadrati A e B sembrano diversi… ma ne siete proprio sicuri? In realtà si tratta esattamente della stessa tonalità di grigio, ma quello che "serve" alla nostra percezione è riconoscere la scacchiera come alternanza di due colori distinti, nonostante un fattore esterno (un'ombra) possa provvisoriamente rendere un quadrato bianco uguale a quello grigio. In chiusura vi proponiamo anche il video dell'esperimento.

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Il nostro cervello, dunque, lavora anche per confermarci certe percezioni consolidate. La superficie di un palazzo a Roma alle 9 della mattina del 20 marzo 2015 tenderà ad essere uguale (o, almeno, ad essere percepita tale) alla stessa superficie alle 10.31 dello stesso giorno, quando l'eclisse era al culmine della sovrapposizione vista dalla capitale italiana. Ma siamo sempre là: se fosse calato il buio, la pupilla avrebbe avuto voglia di raccogliere luce e il nostro cervello di confortarci con le sue rassicuranti conferme. Avremmo avuto la notte in pieno giorno, con buona pace dell'occhio e della corteccia visiva primaria.

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