La Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia deputata alla regolamentazione di farmaci, prodotti alimentari e terapie sperimentali negli Stati Uniti, ha appena approvato il vaccino anti Covid di Pfizer per gli adolescenti tra i 12 e i 15 anni. Uno studio clinico randomizzato e controllato con placebo che ha coinvolto 2.260 ragazzi (1.131 vaccinati) ha infatti dimostrato che il vaccino a mRNA messo a punto con BioNTech ha un'efficacia del 100 percento, inoltre è ben tollerato e i benefici superano di gran lunga i potenziali rischi. Dopo la somministrazione delle due dosi gli adolescenti hanno sperimentato per un periodo di 2/3 giorni solo sintomi lievi, come dolore al sito dell'iniezione, febbre leggera, mal di testa, brividi e dolori articolari. Alla luce di questi risultati l'FDA ha così deciso di estendere l'uso del BNT162b2/Tozinameran (nome commerciale Comirnaty) già approvato dai 16 anni in su anche in questa fascia d'età. In base a quanto dichiarato dal colosso farmaceutico, l'approvazione per l'uso di emergenza da parte dell'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per i 12-15 anni dovrebbe avvenire per l'inizio dell'estate. A stretto giro, come di consueto, dovrebbe arrivare anche quella dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ampliando così la platea della popolazione da immunizzare.

Il Commissario per l'emergenza generale Francesco Figliuolo ha affermato che il nuovo e virtuoso obiettivo è quello di raggiungere il milione di dosi somministrate al giorno entro giugno, per concludere il più rapidamente possibile la campagna vaccinale. O perlomeno la prima, fondamentale fase, considerando che già si parla di terza dose di vaccino per il prossimo autunno. Ciò naturalmente prevede l'inoculazione dei farmaci anti Covid a tutte le fasce della popolazione papabili, comprese quelle di giovani e giovanissimi per i quali sono stati approvati. Ma sulla base dell'attuale organizzazione delle inoculazioni, tenendo presenti anche le scorte limitate e il fatto che l'aggressività della COVID-19 sale parallelamente al crescere dell'età, gli adolescenti e i bambini – verosimilmente – saranno trattati per ultimi. Dunque, anche se il vaccino anti Covid di Pfizer-BioNTech venisse approvato in Italia quest'oggi, per vedere le prime inoculazioni tra chi ha 12-15 anni si dovrebbe attendere almeno l'estate inoltrata.

Da lunedì 10 maggio sono state avviate le prenotazioni per i 50enni, mentre per la fine del mese si ritiene si possa arrivare a coinvolgere tutti i 40enni. Non si esclude che una volta immunizzate le fasce più a rischio si possano abbracciare tutti gli adulti fino ai 30 anni in "un colpo solo", come emerso da alcune dichiarazioni. Ma almeno per il momento bambini, adolescenti e anche i ventenni sarebbero considerati una fascia non prioritaria. I casi gravi di COVID-19, del resto, sono infatti estremamente rari in queste fascia d'età, pur non essendo mancati alcuni casi fatali. Se l'EMA e l'AIFA approveranno il vaccino all'inizio di giugno e le dosi saranno sufficienti per chiunque, tuttavia, è molto probabile che i ragazzi saranno vaccinati prima del rientro a scuola a settembre. Per allora, con la fascia della popolazione più a rischio al sicuro, sarebbe fondamentale proteggere i ragazzi per permettere loro un ritorno nelle aule quanto più normale possibile, dopo oltre un anno e mezzo di pandemia.

Alla data odierna, 11 maggio 2021, in Italia sono state somministrate oltre 24,1 milioni di dosi di vaccini anti Covid, con 7,4 milioni di persone che hanno ricevuto sia la prima che la seconda. Si tratta del 12,3 percento della popolazione nazionale, pertanto in questa fase siamo ancora molto indietro per poter pensare di immunizzare indiscriminatamente, anche chi ha un rischio minimo di sintomi severi. Anche negli Stati Uniti, del resto, dove sono state somministrate 262 milioni di dosi e il 35,2 percento di popolazione risulta completamente immunizzata, si pensa di chiudere la vaccinazione degli adolescenti entro l'autunno di quest'anno. Nel frattempo Pfizer e BioNTech hanno avviato trial specifici per bambini con un'età compresa tra i 6 mesi e i 12 anni. Maggiore sarà la percentuale di immunizzati e minori saranno i rischi di circolazione del virus, col rischio che possano emergere nuove varianti potenzialmente in grado di eludere i vaccini.