Nuovo via libera da parte un ente regolatore al terzo vaccino anti-Covid dopo Pfizer e Moderna, il secondo approvato dall’Agenzia del Regno Unito (MHRA) che questa mattina ha annunciato di aver autorizzato la formulazione realizzata dall’Istituto Jenner dell’Università di Oxford assieme ad AstraZeneca e l’Irbm di Pomezia, prevedendo di partire con la somministrazione i primi di gennaio. In Europa, invece, l’Autorità del farmaco (EMA) ha fissato la riunione per l’approvazione del vaccino di Moderna al 6 gennaio, richiedendo invece ad Oxford-Astrazeneca una sperimentazione supplementare per rimediare all’errore procedurale emerso nel corso dei trial clinici .

Differenze e vantaggi del vaccino di Astrazeneca

A differenza dei vaccini di Pfizer e Moderna che utilizzano la tecnica dell’Rna messaggero (mRna) che contiene le informazioni per produrre la proteina Spike presente sulla superficie del coronavirus Sars-Cov-2 in modo che si attivi la produzione degli anticorpi, la formula di Oxford si basa su un vettore virale che non può replicarsi ma veicola comunque il materiale genetico del coronavirus nelle cellule, fornendo così le istruzione per la sintesi delle proteine virali che stimolano il sistema immunitario. Nel dettaglio, la formulazione nota anche con il nome di AZD1222, utilizza un vettore virale di scimpanzé basato su una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus) che contiene i geni della proteina Spike. La produzione della proteina prepara il sistema immunitario ad attaccare il virus Sars-Cov-2, assicurando la sua massima efficacia nel prevenire le forme di Covid-19 sintomatiche a 14 giorni dalla somministrazione di due dosi a distanza di 4 settimane l’una dall’altra.

Riguardo sempre all’efficacia, la protezione contro la malattia assicurata dai tre vaccini è pressoché identica (Pfizer del 95% a 7 giorni dalla somministrazione della seconda dose, Moderna del 94,5% a due settimane dalla somministrazione della seconda dose, Astrazeneca del 90% dopo la somministrazione di mezza dose seguita da una dose intera). Con la somministrazione di due dosi intere, invece, l’efficacia del vaccino di Astrazeneca scende al 62%, motivo per cui l’Ema ha richiesto di ripetere alcuni test.

D’altra parte, il vantaggio del vaccino di Astrazeneca è il trasporto e la conservazione che possono avvenire alla temperatura di 2-8 °C. Non è dunque necessaria alcuna catena del supergelo, come invece richiesto dal vaccino di Pfizer che può essere conservato per 30 giorni a una temperatura inferiore ai -70 °C fino allo scongelamento, dopo il quale il farmaco è utilizzabile per 5 giorni. Più semplice anche la gestione del vaccino di Moderna che alla temperatura di 2-8 °C può essere conservato fino a 30 giorni e a -20 °C per sei mesi.

In merito alla sicurezza, dunque alla comparsa di effetti collaterali, le reazioni descritte negli studi clinici dei tre vaccini sono quelle più comuni e lievi: dolore e gonfiore al sito di iniezione, stanchezza, mal di testa e dolori muscolari, alle articolazioni, brividi e febbricciola. Nessuno ha comportato un rischio elevato di eventi avversi graci. Nel corso dei trial clinici, sono stati segnalati casi di linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi) in un piccolo numero di soggetti vaccinati, un evento comunque molto raro e segnalato nella normale profilassi vaccinale. Quattro persone che hanno ricevuto il vaccino di Pfizer e tre che hanno ricevuto il vaccino di Moderna hanno invece mostrato paralisi di Bell, una condizione che nella maggior parte dei casi porta a una temporanea paralisi facciale. In seguito alla somministrazione nell’ambito delle campagne di vaccinazione, con i vaccini di Pfizer e Moderna, si sono verificate otto reazioni allergiche gravi in soggetti con storia di allergie, tutte risolte.