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Coronavirus
23 Giugno 2021
16:28

Perché i Paesi che hanno scelto i vaccini cinesi stanno subendo una nuova ondata di Covid

Nonostante tassi di vaccinazione relativamente elevati, l’aumento di casi di Covid-19 registrato nelle ultime settimane mette in dubbio la protezione offerta dai vaccini prodotti in Cina. Secondo gli esperti, l’efficacia di questi sieri “potrebbe essere così bassa da sostenere una certa trasmissione virale”.
A cura di Valeria Aiello
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Diversi Paesi, tra cui Indonesia, Mongolia e Bahrain, hanno riposto parte della propria fiducia nei vaccini anti-Covid prodotti in Cina, tra cui Sinopharm e Sinovac, due sieri facilmente accessibili e che hanno permesso di avviare ampie campagne di immunizzazione prima di quanto accaduto in molti altre nazioni. Questi stessi Paesi stanno tuttavia subendo una nuova ondata di infezioni nonostante abbiano raggiunto tassi di vaccinazione relativamente elevati.

Dubbi sulla protezione dei vaccini cinesi

Secondo il database Our World in Data, Bahrain e Mongolia, ma anche Cile e Seychelles, che finora hanno utilizzato principalmente le dosi di Sinopharm e Sinovac, hanno completamente vaccinato il 50-68% della popolazione, superando in termini percentuali anche gli Stati Uniti. Tutti e quattro questi Paesi, sono tra i primi dieci con i peggiori focolai di Covid nell’ultima settimana.

Gli esperti non sanno esattamente quali siano le cause di questo nuovo aumento dei contagi o se dietro queste recrudescenze ci siano nuove varianti virali oppure l’allentamento troppo repentino delle misure di contrasto della pandemia. Tuttavia, il sospetto messo in luce dal New York Times è che la ripresa delle infezioni sia dovuta alla bassa protezione offerta dai vaccini cinesi. “Se i vaccini fossero sufficientemente efficaci, non vedremmo questa situazione – ha affermato Jin Dongyan, virologo dell'Università di Hong Kong – I cinesi hanno la responsabilità di rimediare a questo”.

Analogamente anche William Schaffner, direttore medico della Fondazione statunitense per le malattie infettive presso la Vanderbilt University, ha affermato che i tassi di efficacia delle dosi cinesi potrebbero essere così bassi “da sostenere una certa trasmissione, oltre a determinare l’instaurarsi della malattia in una sostanziale fetta della popolazione vaccinata, sebbene la gran parte delle persone non abbia necessità di ricovero in ospedale”.

Dopo la sperimentazione dei due sieri, le case farmaceutiche cinesi non hanno pubblicato molti dati a dimostrazione dell’efficacia dei propri vaccini, così come non sono stati resi disponibili i dati sulle nuove infezioni, sebbene uno studio sul vaccino Sinovac condotto in Cile abbia dimostrato che il siero è meno efficace di quelli di a mRNA di Pfizer e Moderna nel prevenire l’infezione nei vaccinati. Per i vaccini di Pfizer e Moderna, i tassi di efficacia hanno superato il 90% nei test che hanno portato all’approvazione, mentre i vaccini basati su adenovirus non replicanti, come quelli di Astrazeneca e Johnson & Johnson, hanno dimostrato una protezione di circa il 70%. Per il vaccino dell’azienda farmaceutica Sinopharm, sviluppato in collaborazione con il Beijing Institute of Biological Products, è stato dichiarato un tasso di efficacia pari al 78,1%; per vaccino Sinovac, invece, un’efficacia del 51%.

Percentuali relativamente basse che, sottolinea il quotidiano newyorkese, sono state individuate “come una possibile causa dei recenti focolai”. Nikolai Petrovsky, professore presso il College of Medicine and Public Health presso la Flinders University in Australia, ha affermato che con tutte le prove disponibili, sarebbe ragionevole presumere che il vaccino Sinopharm abbia avuto “un effetto minimo” sul contenimento della trasmissione. Un grosso rischio dei vaccini cinesi è che “le persone vaccinate possono manifestare pochi o nessun sintomo e continuare a diffondere il virus ad altri” ha spiegato.

I numeri dei nuovi casi di Covid-19 sono stati sufficienti a far dubitare dell’uso di Sinovac anche Kenneth Mak, direttore dei servizi sanitari di Singapore. “Non è un problema associato a Pfizer – ha affermato il funzionario  – Questo è in realtà un problema associato al vaccino Sinovac”.

Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, che sono stati i primi due Paesi ad approvare il vaccino Sinopharm, anche prima che fossero pubblicati i dati degli studi clinici di fase avanzata, hanno entrambi segnalato di persone vaccinate che si sono ammalate in entrambi i Paesi. In una dichiarazione, l’ufficio stampa del governo del Bahrain ha affermato che la campagna di vaccinazione è stata “finora efficiente e di successo”, sebbene le autorità sanitarie abbiano annunciato, parimenti a quelle degli Emirati Arabi Uniti, che sarà necessaria una terza dose, tra Pfizer o più richiami di Sinopharm.

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