I bambini e gli adolescenti si ammalano più facilmente di tubercolosi (TBC) a causa di un sistema immunitario meno forte e per una serie di fattori biologici e sociali, come ad esempio un maggior numero di contatti con persone al di fuori del proprio nucleo famigliare. È quanto indicato in un'approfondita indagine condotta da studiosi del Dipartimento di Pediatria presso l'Università di Melbourne sulla diffusione della tubercolosi nelle aree coperte dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha fatto emergere dati preoccupanti sulle infezioni nella fascia di età compresa tra i 10 e i 24 anni.

I ricercatori, coordinati dalla professoressa Kathryn J. Snow del Centro per la salute infantile internazionale presso l'ateneo australiano, hanno determinato che nel 2012, nel mondo, ci sono state 1 milione e 780mila infezioni di tubercolosi tra i giovani e i giovanissimi in quella specifica fascia di età. Le regioni più colpite sono state il Sud-Est asiatico, con 721mila contagiati, e l'Africa, con 534mila casi di tubercolosi. Anche l'Italia non è estranea ai contagi; basti pensare che nel 2016 ci sono stati 680 pazienti tra i 15 e i 24 anni colpiti dalla patologia. Nel complesso, dunque, ogni anno sarebbero quasi 2 milioni i bambini e i ragazzi infettati dai micobatteri responsabili dell'infezione (su tutti il cosiddetto bacillo di Koch, il Mycobacterium tuberculosis), sebbene secondo la Snow la stima più realistica dovrebbe essere attorno ai tre milioni.

A differenza dei più piccoli, che spesso presentano la forma asintomatica, gli adolescenti sviluppano più facilmente la forma infettiva della tubercolosi, e causa dei numerosi contatti sociali con i coetanei (tra scuola e altre attività) e la diffondono molto più facilmente. Il dato è dimostrato anche dai risultati dell'indagine condotta dai ricercatori australiani: la forma attiva della patologia ha infatti interessato 1,05 milioni giovani tra i 20 e i 24 anni, 535.000 tra 15 e 19 anni, e 192.000 tra i 10 e i 14. In Europa si stimano poco meno di 50mila casi ogni anno in queste tre fasce di età. L'incidenza complessiva è in diminuzione ma la patologia è tutto fuorché debellata. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata European Respiratory Journal.