Non sempre è possibile verificare direttamente un fenomeno, specialmente se si ha a che fare con il comportamento di intere popolazioni. Sappiamo che farsi il bagno al mare dopo aver mangiato non è proprio una buona idea, anche se nessuno è ancora riuscito a dimostrarlo con degli esperimenti. Circolano anche diversi falsi miti, per esempio sul tempo tra il pasto e il bagno. In realtà la digestione non è il fattore di rischio principale, sono altre le condizioni determinanti. Non a caso, al contrario di quanto possano pensare in tanti, farsi un bagno caldo nella propria vasca dopo mangiato, non risulta tra i principali fattori di rischio.

L’annegamento nei giovani

Tra le principali cause di morte nel Mondo nei ragazzi c’è anche l’annegamento, nei bambini americani questa causa raggiunge 1/3 dei casi, persino in piscina. Uno dei principali fattori di rischio è lo shock termico, lo sanno bene anche gli atleti che prima di tuffarsi in piscina fanno una doccia fredda. L’improvviso calo di temperatura è determinante, si deve soprattutto all’acqua che arriva alla testa. Tutti quanti avrete sperimentato la situazione in cui al mare qualcuno vi getta per scherzo una secchiata d'acqua alle spalle. Non tutti trovano la cosa divertente, la sensazione è piuttosto brutta, ci manca il fiato. Immaginate che questa sensazione duri qualche secondo di più, in mezzo al mare potrebbe costarvi la vita. Così i bagnanti adulti per esperienza avranno imparato che è bene bagnarsi gradualmente prima di tuffarsi, anche senza conoscere le casistiche di annegamento. Ma ci sono certamente tanti altri fattori di cui tener conto.

Cosa c’entra la digestione?

Più che altro ci interessa capire come tenerci alla larga dalla "congestione intestinale". Sarebbe sicuramente un fattore in più, ma se avviene vuol dire che c'è già qualcosa che non va. Abbiamo chiesto un parere al medico Marco Delli Zotti:

Il fattore digestione è poco rilevante, il problema principale è la centralizzazione della circolazione. Ovviamente centralizzando la circolazione, regioni come l'intestino vengono messe in secondo piano rispetto al cervello e al cuore.

Quello delle canoniche tre ore di attesa dopo il pasto è solo un mito. Come spiega anche il prof. Alberto Giovanni Ugazio, direttore dell’Istituto per la salute al Bambino Gesù di Roma, intervistato dagli autori di un sito per genitori:

In realtà, anche se è vero che dopo il pasto nell’apparato gastroenterico aumenta l’afflusso di sangue, questo non vuol dire che organi nobili come il cuore o il cervello ne vengano privati […] L’organismo è in grado di compensare lo shock termico. Non esiste studio scientifico internazionale che avvalli i rischi del bagno dopo il pasto […] Se il bambino ha consumato un pasto completo e magari abbondante, è meglio che stia all’ombra in relax, situazione utile a facilitare i processi digestivi, invece di buttarsi subito in acqua o andare sotto il sole.

Consumare alcolici è più rischioso

Nel 70% dei casi di annegamento troviamo situazioni in cui vengono consumati degli alcolici. I maschi sarebbero più a rischio delle femmine, risultando maggiormente a contatto con l’ambiente acquatico; inoltre consumano più alcol, ch’è uno dei principali fattori di rischio per l'annegamento. Assumere alcolici infatti – come spiega il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica (Epicentro), dell'Istituto superiore di sanità – riduce la capacità di affrontare una situazione rischiosa come l’annegamento, inoltre si tende a sottovalutare questo fattore di rischio. Quel ch’è certo per i bambini – sempre secondo Epicentro – è che la mancanza di sorveglianza è notevolmente più rilevante del pasto consumato e del lasso di tempo tra il consumo e il bagno.

Perché si fanno gli esperimenti?

Al momento non risultano studi scientifici che abbiano esaminato gruppi significativi di bagnanti con le stesse caratteristiche, divisi in due gruppi: uno che fa il bagno a digiuno e un’altro dopo aver consumato lo stesso pasto, verificando se si registravano malori e in che proporzione. Sappiamo che è altrettanto difficile fare lo stesso ragionamento per verificare se per caso buttarsi dal decimo piano di un palazzo è sempre mortale rispetto a chi lo fa dal piano terra. Ma sarebbe davvero necessario? Forse no. Conosciamo l’anatomia delle ossa e sono state studiate numerose patologie e infortuni che le riguardano, abbiamo una certa letteratura a disposizione che ci metterà tutti in guardia: meglio evitare di fare balzi dal decimo piano di un palazzo.