Sulla Terra non esistono più cavalli selvatici perché quelli che si ritenevano essere gli ultimi di questo gruppo, cioè i cavalli di Przewalski (Equus ferus supsp. Przewalskii), sono in realtà discesi da animali domestici. Per cavallo selvatico non si intende semplicemente uno che vive libero e in natura, come ad esempio i famosi mustang americani rinselvatichiti, ma di una specie mai addomesticata e con caratteristiche proprie, diverse da quelle del cavallo domestico. A dimostrare la definitiva scomparsa dei cavalli selvatici è stato un team di ricerca internazionale coordinato da studiosi dell'Università del Kansas e del Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica, dopo aver condotto un approfondito esame del DNA di una quarantina di cavalli vissuti negli ultimi 5.500 anni in tutta l'Eurasia.

Si tratta di una scoperta rivoluzionaria, tenendo presente che i cavalli di Przewalski venivano studiati alacremente proprio in quanto considerati gli ultimi rappresentanti dei fieri equini selvatici. Basti pensare che hanno una criniera eretta – come quella che si vede nei cavalli delle pitture rupestri – e 66 cromosomi anziché 64, come il cavallo domestico. Sono dunque diversi da quest'ultimo, eppure il loro profilo genetico racconta un'altra storia. I ricercatori coordinati dal professor Ludovic Orlando hanno determinato che i cavalli di Przewalski originarono da mandrie di cavalli domestici fuggite 5.500 anni fa al controllo dei Botai, una popolazione che viveva nelle steppe del Kazakistan. Dopo la fuga, si sarebbero semplicemente rinselvatichiti, proprio come i mustang di oggi.

Per giungere a questa conclusione Orlando e colleghi hanno sequenziato il DNA di 20 cavalli provenienti dalla cultura Botai e di 22 esemplari eurasiatici degli ultimi 5mila anni, confrontandone il profilo genetico con quello già noto di 18 cavalli antichi e 28 moderni. Dall'analisi filogenetica è emersa la vera discendenza non “pura” dei cavalli di Przewalski. “La Terra ha veramente perduto i cavalli selvatici forse centinaia, se non migliaia di anni fa, ma lo stiamo scoprendo solo adesso, grazie ai risultati di questa ricerca”, ha sottolineato la dottoressa Sandra Olsen dell'Università del Kansas, una coautrice dello studio.

Attualmente vivono nel mondo circa duemila cavalli di Przewalski, quasi tutti in Mongolia. Anche questi animali furono condotti sull'orlo dell'estinzione a causa della caccia, ma si sono salvati perché un esploratore circa cento anni fa decise di catturarne alcuni esemplari da donare agli zoo. Da quei 15 esemplari in cattività sono derivati tutti quelli oggi viventi, tornati in natura grazie a un progetto di reintroduzione. Nonostante non si tratti di “veri” cavalli selvatici, i cavalli di Przewalskida restano comunque un patrimonio da tutelare e proteggere. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Science.