Maggiore è la percentuale di persone immuni in una comunità, minore è la probabilità che persone non immuni entrino in contatto con una persona infetta. È questo il concetto alla base della forma di protezione indiretta nota come immunità di gregge, la situazione per cui una percentuale sufficiente della popolazione immune a una malattia infettiva (tramite vaccinazione e/o infezione naturale) rende improbabile la trasmissione della stessa da persona a persona.

L'immunità di gregge nella comunità

Si tratta dunque di un fenomeno che riduce il rischio che persone vulnerabili all’infezione entrino in contatto con il patogeno, il cui raggiungimento dipende dal livello di immunità conseguito dalla comunità. Per il coronavirus Sars-Cov-2, la soglia minima ipotizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è del 60-70% di vaccinati nella popolazione, una percentuale che in Italia potrebbe essere raggiunta per l’estate e che in Paesi come il Regno Unito – dove oltre 30 milioni di persone hanno ricevuto almeno una dose di vaccino anti-Covid e almeno altri 4 milioni di persone hanno superato l’infezione su una una popolazione totale di circa 68 milioni – secondo le stime dell’University College London (UCL) è ormai a un passo.

La previsione degli scienziati è quella di “una reazione a catena –  ha commentato il professore dell’UCL Karl Friston – . Se si rimuove la possibilità al virus di trasmettersi, questo muore”. Diverso il parere invece degli scienziati dell’Imperial College di Londra che, considerando tra l’altro che solo poco più di 7 milioni di persone hanno ricevuto anche la seconda dose di vaccino, calcolano invece che non oltre il 44% del Paese può essere considerato protetto dal virus.

Il calcolo dei numeri necessari per raggiungere l’immunità di gregge non è semplice, ma per stimare il tasso di immunità necessario per raggiungerla con la sola vaccinazione si applica una formula matematica che tiene conto del numero di replicazione di base (R0), ovvero il valore che indica il numero di casi, in media, generati da un positivo in una popolazione completamente suscettibile all’infezione. La formula per calcolare la percentuale minima critica da vaccinare (Vc) è pari a 1 – 1/R0 (uno meno uno fratto R0), per cui maggiore è l’R0 di un determinato patogeno, più è alta la percentuale di persone che dovranno essere immunizzate.

La protezione dal rischio Covid

Come spiegavamo anche qui, la stima di una copertura vaccinale del 60-70% per raggiungere l’immunità di gregge contro il coronavirus Sars-Cov-2 deriva proprio dal presupposto che l’agente infettivo abbia un valore medio di R0 pari a 3 (1 – 1/3 = 2/3, cioè 66%). Un calcolo che, in questi termini, presume che la popolazione sia totalmente suscettibile al virus, una situazione che evidentemente non tiene conto dell’evoluzione della pandemia, quindi sia del numero di contagiati che hanno sviluppato anticorpi sia del potenziale di trasmissibilità delle nuove varianti, ammettendo tra l’altro che gli attuali vaccini siano ugualmente efficaci. Pertanto, l’incertezza su alcuni fattori, compresa la durata dell’immunità, rendono complesso e non esaustivo il calcolo matematico.

D’altra parte, il raggiungimento di una copertura vaccinale del 60% è certamente una percentuale che potrebbe già essere sufficiente a proteggere la popolazione dal rischio Covid (in considerazione della campagna vaccinale in atto, orientata all’immunizzazione delle persone che appartengono alle fasce di età più esposte a malattia grave e dei fragili) nonché una parte importantissima della strategia finalizzata ad arrestare o rallentare la diffusione della malattia. Come detto, essere circondati da un’alta percentuale di persone immunizzate, in aggiunta a quelle che hanno già contratto l’infezione, riduce la probabilità di infezione per le persone ancora prive di immunità o che, a causa di patologie, non possono essere vaccinate. Un’altra parte importantissima della lotta è rappresentata dagli anticorpi monoclonali che, se usati correttamente, possono evitare ricoveri e cure in terapia intensiva. A questi si aggiunge la possibilità di avere presto farmaci in grado di bloccare la replicazione virale e le citochine proinfiammatorie. Tutti interventi che, messi insieme, potranno permetterci di raggiungere la luce in fondo al tunnel.