Ghiaccio rosa sul ghiacciaio del Morteratsch. Credit: Scientifc Reports–Università degli Studi di Milano–Bicocca
in foto: Ghiaccio rosa sul ghiacciaio del Morteratsch. Credit: Scientifc Reports–Università degli Studi di Milano–Bicocca

Diversi ghiacciai delle Alpi, come il Presena sito a pochi chilometri di distanza dal famoso “passo del Tonale”, si stanno incredibilmente tingendo di rosa a causa della diffusione di un'alga, mai documentata prima su queste vette. Secondo gli scienziati che stanno studiando il fenomeno, l'emersione e la proliferazione dell'alga sono intimamente connessi ai cambiamenti climatici, e la sua presenza rischia di accelerare in modo significativo il processo di scioglimento del ghiaccio in un drammatico circolo vizioso.

L'alga unicellulare nel mirino degli esperti si chiama Ancylonema nordenskioeldii, e fino a pochi mesi addietro non era mai stata osservata sulle Alpi. Si tratta invece di una specie che domina le fioriture algali sulla calotta glaciale della Groenlandia, come sottolineato nell'articolo “Glacier algae foster ice-albedo feedback in the European Alps” pubblicato su Scientific Reports dagli scienziati del Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Gli scienziati l'hanno identificata grazie a varie tecnologie, quali il sequenziamento del DNA, la microscopia e la spettroscopia di campo. È stato osservato che nel ghiacciaio del Morteratsch le sue concentrazioni al termine della stagione dello scioglimento risultano superiori a quelle di altre specie, come la diffusa Mesotaenium berggrenii. “L'alga non è pericolosa, è un fenomeno naturale che si verifica durante i periodi primaverili ed estivi alle medie latitudini ma anche ai poli”, ha dichiarato al Guardian il dottor Biagio Di Mauro del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dell'ateneo lombardo, che ha identificato queste alghe sul Morteratsch e sul Presena.

Ma come fa un'alga a favorire lo scioglimento del ghiaccio? Il principio è quello della riduzione dell'albedo, ovvero la capacità di riflettere i raggi solari di una data superficie. L'albedo è massima per il ghiaccio e la neve grazie alla colorazione bianca, ma si riduce attraverso l'oscuramento, proprio come quello prodotto dalla proliferazione dell'alga rosa. Esso infatti permette di assorbire i raggi solari, aumentando le temperature di rocce e ghiaccio e catalizzando il processo dello scioglimento. “Tutto ciò che oscura la neve fa sì che si sciolga perché accelera l'assorbimento delle radiazioni”, ha spiegato il dottor Di Mauro, che ha osservato il processo anche sul Passo Gavia, un valico alpino sulle Alpi Retiche meridionali (tra Brescia e Sondrio) a circa 2.600 metri sul livello del mare.

La presenza dell'alga è favorita da un processo chiamato dagli esperti bio-albedo feedback, ed è dovuto al fatto che il costante scioglimento del ghiaccio permette la permanenza di uno strato d'acqua. All'interno di esso l'alga può continuare a proliferare rapidamente, invece di seccare a causa dell'evaporazione provocata dai raggi solari. Gli scienziati devono ancora comprendere l'estensione del fenomeno e quanto stia effettivamente accelerando la fusione dei ghiacciai coinvolti, già duramente provati dal riscaldamento globale innescato dai fattori antropici.