Credit: 12019
in foto: Credit: 12019

Per la prima volta nella storia potrebbe essere stata osservata la nascita “in diretta” di un buco nero o di una stella di neutroni, le ipotesi più probabili per spiegare un insolito evento astronomico osservato nel giugno 2018, un'intensa esplosione nello spazio conosciuta col nome di “the Cow”, la Mucca. A suggerirlo un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università Northwestern di Evanston, Stati Uniti, che hanno collaborato con i colleghi di numerosissimi istituti, osservatori e atenei di tutto il mondo, tra i quali l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Università degli Studi di Bologna.

Una “Mucca” spaziale. Gli autori della ricerca, coordinati dalla dottoressa Raffaella Margutti, ricercatrice del Center for Interdisciplinary Exploration and Research in Astrophysics (CIERA) e del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'ateneo dell'Illinois, come tutti gli appassionati di astronomia rimasero affascinati innanzi all'insolita esplosione spaziale, catturata dai telescopi gemelli Atlas alle Hawaii il 17 giugno 2018. Fu infatti dalle 10 alle 100 volte più brillante di una classica supernova (un'esplosione stellare), inoltre apparve e scomparve molto più velocemente di questi fenomeni e raggiunse il suo picco energetico in appena un paio di settimane. Fu così luminosa che gli scienziati inizialmente pensavano potesse provenire persino dalla Via Lattea, tuttavia i calcoli eseguiti in seguito determinarono l'origine nella galassia nana CGCG 137-068, a 200 milioni di anni luce dalla Terra. L'insolito fenomeno venne chiamato tecnicamente At2018cow, che gli astrofisici hanno subito ribattezzato in “the Cow”, la Mucca, appunto.

Credit: Raffaella Margutti / Northwestern University
in foto: Credit: Raffaella Margutti / Northwestern University

Lo studio. Puntando il misterioso oggetto celeste con una moltitudine di telescopi (sia spaziali che terrestri), radiotelescopi e altri raffinati strumenti gli scienziati hanno potuto cogliere diverse informazioni interessanti, grazie alle osservazioni condotte nelle lunghezze d'onda di tutto lo spettro elettromagnetico, dai raggi gamma alle onde radio. La rilevazione di idrogeno ed elio, ad esempio, ha fatto escludere a Margutti e colleghi la possibilità che potesse trattarsi della fusione di due oggetti super densi e compatti come due stelle di neutroni. La rilevante e movimentata emissione di raggi X, invece, come suggerisce la dottoressa Giulia Migliori dell'INAF, potrebbe provenire direttamente dalla sorgente che alimenta la “Mucca”, di conseguenza potrebbe trattarsi proprio della nascita di un buco nero o di una stella di neutroni.

Credit: Bill Saxton, Nrao/Aui/Nsf
in foto: Credit: Bill Saxton, Nrao/Aui/Nsf

Perché un buco nero o una stella di neutroni. Le supernovae tipiche generano una grande nube di detriti attorno al nucleo dell'esplosione, mentre la “Mucca”, hanno determinato Margutti e colleghi, ha ne lasciata una quantità dieci volte inferiore. Inoltre i suoi detriti si sono disposti in maniera asimmetrica, lasciando aperti “spiragli” da cui è emersa la fortissima radiazione captata nel giugno del 2018. Proprio questo meccanismo sarebbe legato all'azione di un buco nero o di una stella di neutroni appena nati, che attraggono con violenza i detriti circostanti. L'esatta natura di “the Cow” deve essere ancora stabilita, e gli scienziati sono in attesa di analizzare altri dati raccolti dagli strumenti coinvolti nello studio. I dettagli della ricerca saranno presto pubblicati sul The Astrophysical Journal, ma sono già visionabili su arXiv.