Per la prima volta nella storia dell'astronomia sono stati individuati dei pianeti al di fuori della nostra galassia, la Via Lattea. Gli autori di questa incredibile scoperta sono gli scienziati del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università dell'Oklahoma, che hanno sfruttato la tecnica delle microlenti gravitazionali (gravitational microlensing) per “sbirciare” nel cuore di una galassia sita a ben 3,8 miliardi di anni luce dal nostro pianeta.

La tecnica delle microlenti, prevista già nella teoria della relatività generale dell'illustre scienziato Albert Einstein, si basa su un effetto simile a quello di una lente di ingrandimento (da qui il nome), che sfrutta la distorsione della luce operata dai campi gravitazionali. Normalmente la tecnica viene applicata per trovare pianeti extrasolari nella nostra galassia – ad oggi con le microlenti ne sono stati trovati 53 -, e come “lente di ingrandimento” si sfrutta la luce delle stelle. In parole semplici, quando si osservano due stelle una dietro all'altra, l'effetto del campo gravitazionale dell'astro più vicino reagisce in un certo modo con la luce della stella lontana, producendo un disturbo. Se ci sono anche dei pianeti di mezzo, l'anomalia osservata è differente. Proprio grazie a questa anomalia si può determinare l'esistenza degli esopianeti e alcune delle loro caratteristiche.

Ma come hanno fatto gli scienziati americani a “vedere” così lontano? La luce delle stelle non era sufficiente, per questo gli astrofisici Xinyu Dai e Eduardo Guerras si sono affidati a un quasar – un buco nero supermassiccio attivo nei raggi X – a 6 miliardi di anni luce di distanza chiamato RX J1131-1231. Attraverso i dati del Telescopio Orbitale a raggi X Chandra della NASA e la tecnica di microlensing applicata tra il quasar e la galassia a 3,8 miliardi di anni luce, hanno potuto dimostrare che in quest'ultima vi sono le masse di duemila pianeti, che spaziano dalle dimensioni della Luna a quelle di Giove.

La galassia e il quasar, quadruplicato dalla tecnica delle microlenti. Credit: Università dell’Oklahoma
in foto: La galassia e il quasar, quadruplicato dalla tecnica delle microlenti. Credit: Università dell’Oklahoma

A causa della loro incredibile distanza, non c'è alcuna speranza di poterli osservare direttamente, come suggerito dagli stessi studiosi. “Non c'è la minima possibilità di osservare direttamente questi pianeti, nemmeno col miglior telescopio che si possa immaginare in uno scenario fantascientifico”, ha sottolineato il professor Guerras. “Tuttavia, siamo in grado di studiarli, svelare la loro presenza e persino avere un'idea delle loro masse: questa è una scienza molto interessante”, ha aggiunto il ricercatore. I dettagli su questa incredibile scoperta sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Astrophysical Journal.

[Credit: NASA/JPL-Caltech]