Sono trascorsi venti anni esatti da quando gli scienziati Ian Wilmut e Keith Campbell del Roslin Institute, facente parte dell'Università di Edimburgo (Scozia), comunicarono al mondo intero la nascita della celeberrima pecora Dolly, il primo mammifero clonato attraverso cellule somatiche di un adulto, nello specifico una cellula mammaria. Questo dettaglio interessante determinò anche il nome della pecora, il cui codice tecnico era 6LLS. Uno degli allevatori coinvolti nel progetto di ricerca, finanziato dal Ministero dell'Agricoltura britannico e dalla PPL Therapeutics, suggerì il nome Dolly in ‘omaggio' alle forme generose della cantante americana Dolly Parton Dean, una scelta che non mancò di scatenare anche diverse polemiche di stampo sessista.

L'esperimento: cos'è la clonazione.

La pecora Dolly fu creata attraverso una tecnica di clonazione chiamata “trasferimento nucleare di cellule somatiche”, oggi praticamente caduta in disuso poiché sostituita da procedure più moderne ed efficienti. Basti pensare che furono necessari ben 277 tentativi, prima di avere successo con Dolly. Attraverso questa tecnica, il nucleo di una cellula somatica (come quella mammaria) viene trasferito in un'altra cellula embrionale privata del proprio nucleo, e lo sviluppo del feto – impiantato in una madre surrogata – viene innescato tramite elettroshock. La nascita di Dolly, che in pratica ebbe tre madri, fu tuttavia un caso ‘fortuito', come spiegarono i ricercatori. Wilmut e Campbell erano infatti a lavoro con cellule embrionali, e utilizzavano quelle di animali adulti solo per effettuare dei controlli. I primi esperimenti di successo con la clonazione risalgono agli inizi degli anni '60, quando furono clonati alcuni esemplari di rana.

La pecora Dolly.

Dolly nacque il 5 luglio 1996, ma l'evento fu annunciato soltanto il 23 febbraio dell'anno successivo, dopo che gli scienziati furono certi del suo stato di salute. La pecora donatrice della cellula mammaria da cui essa originò aveva sei anni, un dettaglio di grande importanza, dato che l'invecchiamento precoce – a causa dell'accorciamento dei telomeri – fu una delle critiche più aspre mosse all'esperimento del Roslin Institute. Dolly, di razza Finn Dorset, trascorse il resto della sua vita confinata nell'istituto che la creò, dove venne abbattuta il 14 febbraio 2003 attraverso l'eutanasia.

La morte di Dolly.

La morte della pecora clonata è stato un argomento molto dibattuto in ambito scientifico, poiché si ritiene che l'invecchiamento precoce abbia avuto un ruolo fondamentale. Dolly sviluppò l'artrite a soli cinque anni, un dettaglio che alcuni hanno associato alla sua vecchiaia genetica, mentre altri la spiegarono con un infortunio alla zampa e gli effetti di una vita da reclusa, in un ambiente non esattamente idoneo a una pecora. Sviluppò una grave infezione polmonare che costrinse i veterinari ad abbatterla con un'iniezione letale, a pochi mesi dal settimo compleanno. Il suo corpo è esposto al Royal Museum di Edimburgo dal 9 aprile del 2003.

L'eredità dell'esperimento.

La nascita del primo mammifero clonato da cellula somatica adulta diede un impulso fondamentale alla ricerca scientifica, ispirando soprattutto i lavori sulle cellule staminali. Shinya Yamanaka, medico giapponese che vinse il premio Nobel nel 2012 per le tecniche di riprogrammazione nucleare, sottolineò l'influenza del progetto di Wilmut e Campbell nelle sue scoperte. Da quando Dolly fu clonata, la tecnica del trasferimento nucleare venne riproposta su numerosi altri animali, soprattutto di interesse commerciale, ma non ebbe buon successo poiché gli esiti variano da specie a specie e le percentuali sono sempre molto basse. Ad esempio essa è totalmente impraticabile con le scimmie, e ciò ha placato sensibilmente le polemiche sulla potenziale clonazione umana. Altre tecniche derivate dall'originale sono comunque efficienti, e in diversi paesi la clonazione di animali è divenuta quasi una prassi: in Cina, ad esempio, un'azienda produce 500 maiali clonati all'anno, mentre altre società offrono la clonazione di cani e gatti. L'applicazione più interessante della clonazione risiede nel recupero di specie estinte o in pericolo critico di estinzione; tra esse lo Stambecco dei Pirenei, estinto nel 2000, e il mammuth, che potrebbe essere riportato in vita sfruttando la vicinanza filogenetica con l'elefante indiano. Tecniche di clonazione sono offerte anche per "riportare in vita" animali domestici da compagnia come cani e gatti.

[Foto di wikipedia]