E' una pratica consigliata dai medici, sebbene prove definitive della sua efficacia non siano mai state raccolte. Ora, grazie alla ricerca condotta dagli specialisti della Northwestern University nell'Illinois si può dire a ragion veduta che parlare ai pazienti in coma può accelerare il loro "risveglio". Gli studiosi, coordinati dalla neuroscienziata Theresa Pape, hanno sottoposto ad alcuni pazienti in coma, quattro volte al giorno per sei settimane, una registrazione con le voci dei propri cari. I racconti vertevano su esperienze vissute insieme, ritenute molto significative e capaci di evocare sapori, odori, temperature corporee e/o paesaggi legati all'accaduto. Aneddoti, ricorrenze importanti (come il matrimonio), scherzi vissuti in famiglia, raccontati con un linguaggio colloquiale nel quale il malato era chiamato con nomi confidenziali, sono riusciti a stimolare quella parte del cervello preposta al linguaggio e alla memoria. I sei pazienti sottoposti a tale trattamento, assicurano gli studiosi, hanno ripreso coscienza in tempi più brevi rispetto alla media.

I pazienti, sottoposti ad una risonanza magnetica mentre la voce registrata parlava, hanno mostrato un aumento del livello di ossigenazione del sangue nelle regioni della comprensione del linguaggio e della memoria a lungo termine. I ricercatori, il cui studio è stato pubblicato dal giornale di settore "Neurorehabilitation and Neural Repair", hanno osservato che i progressi maggiori si sono registrati nelle prime due settimane di trattamento, mentre nelle successive i miglioramenti, pur confermandosi, proseguivano più lentamente.

FAST, acronimo di Familiar Auditory Sensory Training, è il nome del trattamento di ascolto dei pazienti ed è un chiaro riferimento alla capacità di accelerare il processo di risveglio del paziente. "Quella stimolazione – ha osservato la dott.ssa Pape – ha contribuito ad innescare il primo barlume di coscienza". Tra l'altro la possibilità di incidere sullo stato di salute del proprio caro rappresenta una rivoluzione nel rapporto tra i parenti ed il malato dato che, come ha sottolineato ancora la neuroscienziata, "le famiglie si sentono impotenti e prive di qualsiasi controllo quando una persona cara è in coma". Viceversa FAST "dà loro un senso di controllo sullo stato di salute del paziente e sulla possibilità di essere parte integrante del trattamento".

[Foto da Wikipedia]