Credit: Michelle Tribe
in foto: Credit: Michelle Tribe

Il paracetamolo, conosciuto soprattutto col nome commerciale di tachipirina, è il farmaco da banco più venduto in tutto il mondo, e assieme all'acido acetilsalicilico (aspirina) è in cima ai trattamenti di automedicazione. Le ragioni risiedono nella spiccata efficacia antiinfiammatoria, analgesica e soprattutto antipiretica, che diventa una preziosissima alleata per contrastare gli stati febbrili – ad esempio quelli scaturiti dalle infezioni virali – e il dolore lieve e moderato. Si tratta indubbiamente di uno dei medicinali più sicuri acquistabili in farmacia, ma come tutti i farmaci presenta effetti collaterali e controindicazioni da non sottovalutare. A maggior ragione proprio perché viene acquistato senza prescrizione medica, col rischio che se ne possa abusare.

Cos'è e come agisce il paracetamolo

Il paracetamolo o acetaminofene è un farmaco analgesico e antipiretico sintetizzato per la prima volta nel lontano 1878, introdotto per scopi clinici solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Si tratta del metabolita attivo di due sostanze (l'acetanilide e la fenacetina) che in passato venivano usate come efficaci antipiretici, che tuttavia presentavano seri effetti tossici nei pazienti. La loro azione antipiretica era legata al fatto che una volta introdotte nell'organismo venivano trasformate proprio nel paracetamolo. Il farmaco non fa parte della famiglia dei cosiddetti FANS, i farmaci anti-infiammatori non steroidei, e la sua azione analgesica e antipiretica deriverebbe da due distinti percorsi: l'inibizione della sintesi delle prostaglandine, acidi derivati dall'acido arachidonico coinvolti nell'origine degli stati febbrili, e l'innalzamento della soglia del dolore influenzando i sistemi serotoninergici e dopaminergici del sistema nervoso centrale. Il farmaco viene metabolizzato a livello epatico – dove può creare i problemi più seri in caso di abuso – ed escreto attraverso le urine al termine della sua azione.

Attenzione alle dosi: rischi per il fegato

Come indicato, il principale rischio del paracetamolo è quello dell'epatotossicità, nel caso in cui il farmaco venisse assunto in dosi superiori a quelle raccomandate, in presenza di patologie del fegato e se il paziente è un alcolista. La ragione risiede nel fatto che quando viene metabolizzato, nell'organo si forma un composto – chiamato N-acetilbenzochinoneimmina – che è particolarmente aggressivo verso le proteine epatiche. Pochi grammi sono sufficienti a scatenare un'epatite mortale, per questo bisogna sempre rispettare le dosi consigliate dal medico o scritte sul bugiardino. Anche i pazienti con patologie renali devono sempre contattare il proprio medico quando intendono utilizzare il paracetamolo, dato che sussiste anche un certo rischio di nefrotossicità. Oltre alle dosi possono essere rischiosi anche i tempi d'uso: un recente studio condotto da ricercatori della Scuola di Medicina dell'Università di Leed, Regno Unito, ha dimostrato che l'uso prolungato del paracetamolo è associato a un rischio maggiore di problemi cardiaci, gastrointestinali e renali.

Altri effetti collaterali e controindicazioni del paracetamolo

A differenza dei FANS il paracetamolo presenta effetti estremamente ridotti sulla mucosa dello stomaco (non è gastrotossico), tuttavia possono manifestarsi diarrea, dolori addominali e una riduzione di alcuni elementi del sangue, come globuli bianchi e piastrine. Come per ogni altro composto chimico non possono escludersi reazioni allergiche nei soggetti sensibili, che possono coinvolgere sia la pelle che il sistema vascolare. Nel primo caso può emergere un eritema o l'orticaria, nel secondo una riduzione della pressione sanguigna. Tra gli altri effetti collaterali segnalati vi sono mal di testa, stanchezza, sensazione di prurito e secchezza delle fauci. Le controindicazioni sono principalmente per chi soffre di insufficienza renale ed epatica, di alcune patologie del sangue e deficit di determinati enzimi.