Per avere un figlio è importante anche l'età dell'uomo e non solo quella della donna, come si ritiene normalmente. Ciò è vero soprattutto quando l'età di lei supera i quaranta anni. A dimostrarlo un nuovo studio sulla procreazione medicalmente assistita (PMA) che verrà presentato durante le XI Giornate di andrologia e medicina della riproduzione, in programma i prossimi 19 e 20 ottobre a Sabaudia, in provincia di Latina. I ricercatori, coordinati dal professor Rocco Rago, presidente del meeting pontino e direttore dell'Unità operativa di Fisiopatologia della riproduzione e Andrologia dell'Ospedale Sandro Pertini (Roma), hanno analizzato statisticamente i casi di oltre 1.600 pazienti, determinando che all'aumentare dell'età dell'uomo crescono esponenzialmente le probabilità di ottenere “nessuno o un solo embrione di tipo A”.

Gli embrioni di questo gruppo (esistono anche i B, C e D) sono quelli di ottima qualità che presentano la massima capacità di annidamento e dunque di portare a una gravidanza di successo. Per le coppie che si sottopongono a una procedura di procreazione medicalmente assistita, spiega Rago, le probabilità di un risultato negativo aumentano quando l'uomo ha più di 45 anni. “Lo spermatozoo dunque non è solo un mero portatore di Dna e, anche se la sua salute non rappresenta la discriminante principale nella riuscita delle tecniche di Pma – ha sottolineato il ricercatore  – possiamo affermare che all'aumentare dell'età complessiva della coppia si riducono le chance di successo”.

Per quanto concerne l'infertilità, essa incide al 20 percento quando è di origine esclusivamente maschile; al 17,6 percento quando è maschile e femminile (infertilità di coppia) e al 40 percento quando è solo femminile. Tra le cause principali di sterilità maschile vi sono il varicocele (una vena varicosa del testicolo che colpisce sino al 20 percento degli adolecenti), malattie sessualmente trasmissibili contratte in età molto giovane, come ad esempio la clamidia, e stili di vita sbagliati con vizio del fumo e dell'alcol e dieta squilibrata, sempre più lontana dal modello mediterraneo.

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