L’oggetto interstellare Oumuamua continua a far discutere gli scienziati, dopo la teoria di Harvard che sosteneva che si trattasse di una sonda aliena spedita per spiarci, adesso spunta una nuova ricerca che smonta questa affascinante (e fantascientifica) ipotesi. Vediamo insieme cosa potrebbe essere Oumuamua, il ‘sigaro’ interstellare che vaga nello spazio.

Oumuamua, cos’è. Scoperto il 19 ottobre 2017, l’oggetto interstellare Oumuamua a forma di ‘sigaro’ è il primo nel suo genere a fare visita al nostro sistema solare e, da allora, gli scienziati stanno cercando di capire cosa sia in realtà. Qualche tempo fa, i ricercatori di Harvard hanno ipotizzato che potesse trattarsi o di una vela solare che sta ‘galleggiando nello spazio come resto di un equipaggiamento tecnologico avanzato’, questo a causa della sua traiettoria inusuale, o di una sonda operativa inviata ‘intenzionalmente sulla Terra da una vicina civiltà aliena’. Ma è davvero possibile?

Alieni o no. I ricercatori della University of Maryland tentano di rispondere a questa domanda con un nuovo studio che ha visto la collaborazione di un team internazionale di 14 astronomi che hanno analizzato Oumuamua in ogni suo dettaglio. La conclusione a cui sono arrivati è che, per quanto la traiettoria di questo oggetto sia inusuale, così come le sue caratteristiche in generale, parlare di ‘sonda aliena’ è riduttivo poiché questa teoria non prende in considerazione che si tratti di un fenomeno naturale con peculiarità che ad oggi non conosciamo. “Questo oggetto è strano ed obiettivamente difficile da decifrare, ma non possiamo escludere altri fenomeni naturali che possano spiegarlo”, spiegano gli esperti.

Ma allora cos’è? Un’ipotesi è che Oumuamua sia in qualche modo ‘sfuggito’ al suo sistema, potrebbe essere stato espulso da un pianeta gigante gassoso. Nei prossimi 10 anni secondo gli esperti vedremo altri oggetti come Oumuamua e solo analizzandoli tutti potremo capire quanto il ‘sigaro’ interstellare sia anomalo o comune.

Lo studio, intitolato “The natural history of ‘Oumuamua”, è stato pubblicato su Nature Astronomy.