Credit: Università della California
in foto: Credit: Università della California

Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, Sagittarius A*, ha “emesso” un misterioso e intenso bagliore, circa 75 volte più luminoso di quelli che normalmente vengono documentati. A registrare l'insolito evento è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università della California di Los Angeles, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Max Planck Institute for Radio Astronomy di Bonn (Germania) e dell'Instituto de Astrofısica de Andalucıa – Consejo Superior de Investigaciones Cientıficas di Granada, Spagna. Gli scienziati, coordinati dal professor Tuan Do, docente presso il Dipartimento di Astronomia dell'ateneo statunitense, hanno intercettato il misterioso bagliore lo scorso 13 maggio grazie all'Osservatorio Weck Keck sito alle Hawaii. Potete vedere un'animazione postata su Twitter dal professor Do qui di seguito (sono due ore e mezza di filmato concentrate in pochi secondi).

Radiazione elettromagnetica. Naturalmente, come ogni buco nero che si rispetti, anche il gigante al centro della nostra galassia non emette direttamente alcuna radiazione rilevabile dagli strumenti scientifici (perlomeno quelli di cui disponiamo adesso). I bagliori documentati dagli scienziati, infatti, sono normalmente legati ai turbini di materiale che orbitano attorno ai cuori di tenebra e alla devastante forza di attrazione gravitazionale cui sono sottoposti. In parole semplici, a causa dell'attrito estremo prodotto dalla forza di gravità, le nubi di gas e polveri che circondano l'orizzonte degli eventi dei buchi neri si “accendono”, sprigionando radiazione elettromagnetica rilevabile dagli strumenti. Il super bagliore di Sagittarius A* rilevato a maggio è stato intercettato nella lunghezza d'onda dell'infrarosso.

Credit: Università della California
in foto: Credit: Università della California

Le possibili cause. Poiché il bagliore è risultato così intenso, inizialmente gli scienziati hanno pensato fosse prodotto dalla stella S-02, un astro che orbita attorno al buco nero supermassiccio. Tuttavia, dato che la luminosità era variabile, Do e colleghi hanno scartato questa ipotesi e si sono concentrati sulle nubi di gas che orbitano attorno a Sagittarius A*. Il principale candidato era l'oggetto chiamato G2, una potenziale massa di gas rilevata nel 2014. In base ai calcoli la nube di gas avrebbe dovuto essere risucchiata e “annientata” dal buco nero, tuttavia non sono state trovate conferme al riguardo, facendo cadere anche questa ipotesi. Tra le altre vagliate dagli scienziati una variazione nello stato di accrescimento del buco nero, legato proprio al passaggio ravvicinato della stella S-02 (avvenuto lo scorso anno), che avrebbe potuto alterare le nubi di gas circostanti, o magari una reazione ritardata all'avvicinamento dell'oggetto G2 registrato nel 2014. Gli scienziati attendono con impazienza i dati catturati da altri telescopi che hanno scrutato il buco nero supermassiccio, tra i quali Chandra, l'ALMA e lo Spitzer, per aver un quadro più preciso e formulare altre teorie. I dettagli della ricerca saranno presto pubblicati sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal Letters, ma sono già disponibili nel database online arXiv.