La galassia ellittica gigante Centauro A (NGC 5128) e i suoi strani ammassi globulari (Crediti: ESO/Digitized Sky Survey. Acknowledgement: Davide de Martin)
in foto: La galassia ellittica gigante Centauro A (NGC 5128) e i suoi strani ammassi globulari (Crediti:
ESO/Digitized Sky Survey. Acknowledgement: Davide de Martin)

Sfere enormi di migliaia di Stelle che orbitano attorno alla maggior parte delle Galassie: questo sono gli ammassi globulari, tra i sistemi stellari più vecchi che si conoscano nell'Universo, sopravvissuti per la maggior parte dell’arco della crescita ed evoluzione delle Galassie. Tali oggetti, assieme alle Stelle che li compongono, sono una delle chiavi fondamentali per comprendere la formazione e lo sviluppo delle Galassie.

Oggetti complessi

Allo studio di essi si sta dedicando Matt Taylor, studente di dottorato presso la Pontificia Universidad Catolica de Chile, a Santiago, e titolare di una borsa presso l’European Southern Observatory. Nel suo lavoro egli ha avuto modo di osservare ammassi globulari e di rendersi conto che ci sono molti enigmi da svelare a proposito di questi oggetti: «Per decenni gli astronomi hanno pensato che le stelle che formavano un dato ammasso globulare condividessero età di formazione e composizione chimica, ma ora sappiamo che sono creature più strane e più complicate» ha spiegato.

La galassia gigante Centauro A nella costellazione del Centauro

Taylor, assieme al suo gruppo, ha eseguito uno studio (fino ad oggi il più dettagliato) su un campione composto da 125 ammassi globulari in orbita attorno alla galassia ellittica Centauro A (nota anche come NGC 5128): si tratta della galassia gigante più vicina alla Via Lattea e si ritiene che potrebbe contenere almeno 2000 ammassi globulari, molti dei quali più brillanti e massicci dei circa 150 che orbitano attorno alla nostra. Servendosi dello strumento FLAMES montato sul Very Large Telescope dell’ESO, presso l’osservatorio del Paranal nel Cile settentrionale, i ricercatori hanno derivato la massa di tali ammassi dopodiché hanno confrontato i risultati con la luminosità di ciascuno di essi.

La galassia peculiare Centauro A (NGC 5128) nella costellazione del Centauro (Crediti: ESO, IAU and Sky & Telescope)
in foto: La galassia peculiare Centauro A (NGC 5128) nella costellazione del Centauro (Crediti: ESO, IAU and Sky & Telescope)

Gli astronomi hanno così riscontrato che, per la maggioranza dei casi, i più brillanti tra gli ammassi analizzati avevano una massa maggiore, esattamente come si prevedeva: se un ammasso contiene più stelle, semplicemente, ha una luminosità totale ed una massa maggiori. Tuttavia pare che la regola non possa dirsi universale: in alcuni ammassi, infatti, è stato osservato qualcosa di strano poiché erano diverse volte più massicci di quello che avrebbero dovuto essere. E – cosa ancora più strana – più erano massicci, maggiore era la quantità di materia che non emetteva luce: dunque in questi ammassi c’è qualcosa di oscuro, nascosto e massiccio.

Materia oscura?

Ma di cosa si tratta? Buchi neri contenuti dall'ammasso o resti stellari oscuri all'interno del nucleo? Pur avendo preso in considerazione queste due ipotesi, gli scienziati le hanno scartate arrivando invece a teorizzare la possibilità che potrebbe trattarsi di materia oscura: solo che le conoscenze in possesso della scienza affermano che gli ammassi globulari ne sono quasi privi del tutto. Eppure l’idea che alcuni ammassi celino significative quantità di materia oscura nel centro sarebbe in grado di fornire una spiegazione delle osservazioni, pur non rientrando nell'ambito delle teorie convenzionali.

La nostra scoperta di ammassi stellari con masse inaspettatamente alte rispetto alla quantità di stelle che contengono suggerisce che ci possano essere diverse famiglie di ammassi globulari, con diverse storie di formazione. Apparentemente alcuni ammassi stellari hanno lo stesso aspetto, si muovono nello stesso modo ed  hanno lo stesso odore dei soliti ammassi globulari, ma ci potrebbe essere letteralmente molto più di ciò che si vede! – Thomas Puzia, coautore dello studio

Dunque, oggetti che sono un vero e proprio mistero, almeno per adesso: il gruppo di ricerca, infatti, sta proseguendo nelle proprie indagini e sta già rintracciando indizi dell’esistenza di ammassi oscuri di questo tipo in altri angoli dell’Universo. Chissà che questo non aiuti anche a comprenderne la natura.