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Una biostampante 3D in grado di generare orecchie umane a partire da staminali è in sperimentazione presso l'ospedale Royal Prince Alfred di Sydney, in Australia. L'obiettivo è rivoluzionare le procedure per trattare le malformazioni congenite – cioè presenti sin dalla nascita – dell'orecchio come la microtia, una condizione che colpisce un neonato ogni ottomila e che determina una riduzione (o l'assenza) del padiglione auricolare e la formazione di anomale escrescenze cartilaginee.

Progetto innovativo. La biostampante, chiamata Alek 3D, è stata messa a punto dai ricercatori dell'ARC Centre of Excellence for Electromaterials Science (ACES) presso l'Università di Wollongong, con la stretta collaborazione del professor Payal Mukherjee, un chirurgo otorinolaringoiatra specializzato nei complessi trattamenti per risolvere la microtia (o microzia). Con la rivoluzionaria stampante non solo verrebbe semplificata l'intera procedura, con una netta riduzione di tempi, costi e rischi di complicazioni, ma si otterrebbe un risultato molto migliore anche sotto il profilo estetico.

Come funziona Alek 3D. La stampante 3D si basa su uno speciale bioinchiostro sviluppato dagli scienziati dell'ACES, plasmato su cellule staminali prelevate da cartilagine scartata. L'obiettivo è sfruttare direttamente le staminali dei bambini per creare orecchie perfettamente compatibili, sia dal punto di vista biologico che da quello anatomico. Al momento la stampante viene testata su animali, ma molto presto diverrà operativa per i bambini con microtia. “Il trattamento di questa particolare malformazione dell'orecchio è impegnativo perché l'orecchio esterno è una forma 3D estremamente complessa, non solo in lunghezza e larghezza, ma anche in altezza e proiezione dal cranio”, ha dichiarato il professor Mukherjee. “È proprio su questo aspetto che la biostampa è una strada estremamente eccitante, in quanto consente di progettare e personalizzare l'innesto di un orecchio sul paziente utilizzando il suo tessuto naturale – con conseguente riduzione dei tempi operatori e miglioramento dei risultati estetici – ed evita l'attuale complicazione che richiede il prelievo della cartilagine dal paziente, normalmente dalla cassa toracica”.

Primi test in Cina. In realtà la stampa 3D è stata già utilizzata per trattare i bambini affetti da microtia. I primi a sperimentarla sono stati gli scienziati del Tissue Engineering Research Key Laboratory e della Scuola di Medicina dell'Università Jiao Tong di Shanghai, che hanno ricostruito un orecchio a cinque bambini con un'età compresa tra i 6 e i 9 anni. I dettagli sul trattamento cinese sono stati pubblicati sulla rivista scientifica EBIOMedicine.