Dal mese di luglio diverse barche a vela transitate nei pressi della costa atlantica della penisola iberica, tra lo Stretto di Gibilterra e il golfo di Biscaglia, sono state ‘attaccate' da gruppi più o meno numerosi di orche (Orcinus orca). Questi magnifici mammiferi marini, i più grandi rappresentanti della famiglia dei delfini, non hanno mai aggredito l'uomo in natura, tuttavia incidenti con le imbarcazioni sono stati segnalati alcune volte in passato, compreso quello che coinvolse Ambrogio Fogar nell'Oceano Atlantico nel 1978. Mai comunque con la frequenza di queste ultime otto settimane.

Stando ai racconti dei velisti citati dal Guardian, le orche inseguono e speronano le imbarcazioni, colpendole spesso all'altezza del timone, provocando danni talmente seri da costringere gli equipaggi a chiamare i soccorsi per il rimorchio. In almeno un caso lo skipper di una barca sarebbe rimasto ferito a una spalla, a causa della forza con cui i cetacei hanno colpito il timone (al quale talvolta si attaccano con i denti per gioco, facendosi trascinare). In base a quanto riportato dal quotidiano britannico, gli scienziati che studiano il gruppo di orche che vive innanzi allo Stretto di Gibilterra si dicono “sorpresi” e “sconcertati” per questi attacchi, che potrebbero essere legati a uno stato di forte stress sperimentato dagli animali.

Uno degli incidenti più significativi si è verificato tra Capo Trafalgar e la città di Barbate, quando un pod (gruppo famigliare) di orche ha attaccato per oltre un'ora una barca a vela di 15 metri. "Il rumore era davvero spaventoso – ha dichiarato la biologa Victoria Morris, che era a bordo dell'imbarcazione -, stavano speronando la chiglia, c'era questa orribile eco, pensavo potessero ribaltare la barca. E questo rumore assordante mentre comunicavano tra loro con i fischi. Era così forte che abbiamo dovuto gridare". L'attacco sembrava ‘orchestrato', ha aggiunto la scienziata. Proprio in questo assalto, durante il quale la barca è stata ruotata di 180°, sarebbe rimasto ferito lo skipper. In altri casi le barche sono state sollevate, ruotate, trascinate e colpite ripetutamente, con danni tali da impedire la prosecuzione della navigazione.

Emblematico il racconto di Rocío Espada, biologa marina dell'Università di Siviglia che da anni studia e osserva questa specifica popolazione, i cui esemplari si nutrono del minacciato tonno rosso, una specie classificata come in pericolo di estinzione (codice EN) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). “Per le orche spezzare una parte di un timone in fibra di vetro è davvero pazzesco. Ho visto crescere queste orche sin da quando erano cuccioli, conosco le loro storie, non ho mai visto né sentito parlare di attacchi”, ha dichiarato la dottoressa Espada.

Per capire meglio cosa sta succedendo nelle acque innanzi a Spagna e Portogallo, abbiamo chiesto un commento alla biologa marina del Tethys Research Institute Maddalena Jahoda, esperta di cetacei e scrittrice. Ecco che cosa ci ha raccontato.

“Certo è un evento davvero inaspettato, soprattutto che ci siano stati episodi ripetuti. In realtà è già successo in passato che una barca sia stata attaccata dalle orche – parliamo di una quarantina di anni fa -, ma nessun episodio simile di recente, almeno che io sappia. Bisognerà capire se si tratta veramente di aggressività e quale siano i motivi, e su questo c’è già un intenso scambio tra i ricercatori. A difesa delle orche c’è da dire che in questi presunti attacchi non è mai stata aggredita una persona in mare, soltanto le barche. Solo in cattività, cioè in una situazione innaturale e fortemente stressante, delle orche hanno anche ucciso degli addestratori, il caso più famoso è quello di Tillikum. Certo è che sono molte di più le orche uccise dall’uomo, direttamente o indirettamente, che viceversa. Oltre alle brutali catture dei piccoli prelevati dalle loro famiglie e chiusi in delfinario, oggi ci sono popolazioni che stanno letteralmente morendo di fame. È il caso di quelle che vivono nel Pacifico, a cavallo tra USA e Canada, che si nutrono di salmoni chinook. Le loro prede stanno scomparendo a causa della sovrapesca. Si pensa che la mancanza di prede sia anche alla base dell’alta mortalità tra i piccoli in Canada. Potrebbe essere il caso anche delle orche dell’Atlantico “incriminate”: fanno parte di una piccola popolazione di una cinquantina di individui e si muovono tra l’Atlantico e lo stretto di Gibilterra e può essere che abbiano problemi a trovare i tonni di cui si nutrono. Si tratta infatti del tonno rosso, lo stesso tanto richiesto sulle nostre tavole, e che è pesantemente sovrasfruttato. Quindi è possibile che siano effettivamente sotto stress. Sarà anche interessante capire, con la fotoidentificazione, se si tratta sempre dello stesso ‘pod' che ha questo comportamento. Quello che veramente mi turba è che rischia di scatenarsi la ‘caccia alle streghe' un po’ come è successo con i lupi e gli orsi. Ma bisogna anche tenere a mente che siamo noi che invadiamo il loro spazio, non viceversa”.

La speranza degli scienziati è che si venga presto a capo dell'intera questione. Alcuni hanno persino associato gli attacchi alla possibile morte di un cucciolo, forse rimasto intrappolato in uno dei numerosi palangari o nelle reti fantasma abbandonati nello Stretto di Gibilterra, ma si tratta solo di fantasiose speculazioni. Le orche sono animali straordinariamente sociali e intelligenti, e se stanno effettivamente attaccando le barche, deve esserci una ragione specifica che deve essere indagata e capita, ma non vanno assolutamente demonizzate.