Le persone intelligenti hanno un cervello ‘cablato' in maniera più efficiente, nelle quali il flusso e lo scambio di informazioni tra le varie regioni cerebrali è più o meno fitto in base alle aree prese in considerazione. In altri termini, l'intelligenza, definita (non ufficialmente) come l'insieme delle facoltà emotive, cognitive e comportamentali che ci aiutano ad avere “successo”, non dipenderebbe dalle differenze fisiche tra le regioni cerebrali, ma dal modo in cui esse comunicano. Lo ha determinato un team di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell'Università Goethe di Francoforte, Germania, che attraverso una serie di risonanze magnetiche funzionali (fMRI) ha voluto indagare sulle basi neurobiologiche dell'intelligenza in circa 300 persone.

I ricercatori, coordinati dalle professoresse Kirsten Hilger e Ulrike Basten, già in precedenti studi avevano individuato alcune regioni del cervello il cui grado di attivazione si riflette sull'intelligenza di una persona. Fra esse vi è la corteccia prefrontale, la parte anteriore del lobo frontale del cervello. Nelle ultime indagini hanno invece dimostrato che, nelle persone più intelligenti, le regioni strettamente connesse alla funzione cognitiva e all'elaborazione delle informazioni importanti, ovvero la corteccia cingolata anteriore e l'insula anteriore, comunicano in maniera più efficiente. Allo stesso modo, nei soggetti intelligenti l'area che congiunge la corteccia temporale e quella parietale, quella che in pratica non ci fa distrarre dalle informazioni irrilevanti, è sensibilmente meno connessa al resto della rete cerebrale.

Credit: Goethe University
in foto: Credit: Goethe University

In parole semplici, per gli studiosi tedeschi il cervello è una sorta di struttura modulare, simile a un social network con diverse sottoreti (amici, cerchie, familiari e così via) dove i singoli membri sono più o meno interconnessi fra loro. Nelle persone intelligenti determinati canali di comunicazione sono privilegiati e permettono di scambiare le informazioni importanti in modo più rapido ed efficiente. Di concerto, hanno reti meno connesse che le proteggono da input “distraenti e irrilevanti”, come ha sottolineato la professoressa Basten. “È possibile che a causa delle predisposizioni biologiche, alcuni individui sviluppino reti cerebrali che favoriscono comportamenti intelligenti o compiti cognitivi più impegnativi. Tuttavia, è altrettanto probabile che l'uso frequente del cervello per compiti di sfida cognitiva possa influenzare positivamente lo sviluppo delle reti cerebrali. Tenendo presente ciò che sappiamo sull'intelligenza, sembra molto probabile che si tratti di un'interazione di entrambi i processi”, ha concluso la ricercatrice. I dettagli dell'affascinante studio sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

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