Gli interventi di chirurgia metabolica per far perdere peso ai pazienti affetti da obesità con diabete di tipo 2 riducono sensibilmente non solo il rischio di sviluppare gravi eventi cardiovascolari come ictus e infarto, ma abbattono anche le probabilità di morte precoce per tutte le cause del 41 percento. Lo ha dimostrato un team di ricerca guidato da scienziati del Dipartimento di Chirurgia generale presso la Cleveland Clinic, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle e del Wexner Medical Center presso l'Università Statale dell'Ohio.

Gli scienziati, coordinati dai professori Steven Nissen e Ali Aminian, ricercatori presso il Bariatric and Metabolic Institute del centro di Columbus, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno studio di coorte retrospettivo con i dati di 13.722 pazienti obesi e con diabete, 2.287 dei quali sottoposti a chirurgia metabolica e 11.435 di controllo. Tutti i pazienti hanno ricevuto le normali cure mediche per la loro condizione e raccomandazioni sul regime alimentare. Gli oltre duemila pazienti del gruppo della chirurgia metabolica sono stati sottoposti a uno di questi quattro interventi: bypass gastrico, gastrectomia verticale parziale (o sleeve gastrectomy), bendaggio gastrico regolabile e switch duodenale. Sono tutte operazioni che puntano a far perdere peso alterando la fisiologia gastrointestinale, attraverso la rimozione o il restringimento di una parte dello stomaco e la riduzione della superficie di assorbimento dell'intestino.

I pazienti sono stati seguiti per un periodo massimo di otto anni (follow-up fino a dicembre del 2018) e l'endpoint primario era la morte o l'insorgenza di una delle cinque complicanze principali legate all'obesità e al diabete, ovvero fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca, patologie renali, eventi coronarici ed eventi cerebrovascolari. Incrociando tutti i dati è emerso che i pazienti sottoposti a un intervento di chirurgia metabolica non solo avevano un rischio ridotto del 40 percento di sperimentare una delle cinque complicanze, come ad esempio un ictus o un infarto del miocardio, ma avevano anche il 41 percento di probabilità in meno di morire per qualsiasi causa. I pazienti sottoposti all'intervento, inoltre, avevano perso in media il 15 percento in più di peso e avevano livelli di zucchero nel sangue più bassi. “Le complicanze cardiovascolari da obesità e diabete possono essere devastanti. Ora che abbiamo visto questi notevoli risultati, è necessario uno studio controllato randomizzato ben progettato per determinare definitivamente se la chirurgia metabolica può ridurre l'incidenza di gravi problemi cardiaci nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 e obesità”, ha dichiarato il professor Steven Nissen. I dettagli della ricerca sono stati presentati in seno al Congresso della Società Europea di Cardiologia e pubblicati sul Journal of American Medical Association (JAMA).