La NASA ha pubblicato 12 nuove spettacolari immagini astronomiche di oggetti celesti inclusi nel famoso catalogo Messier, ottenute grazie al potentissimo ‘occhio' del Telescopio Spaziale Hubble. I nuovi scatti abbracciano nebulose, ammassi globulari e galassie, che possono essere osservati nel loro massimo splendore. Poiché sfruttare Hubble per ‘semplici' fotografie rappresenta un vero e proprio spreco di risorse, di alcuni di questi oggetti sono visibili soltanto degli affascinanti scorci, inquadrati per specifici scopi di ricerca (come ad esempio il rilevamento di un determinato composto chimico). Vediamo nel dettaglio alcune di queste meravigliose fotografie.

M90 – Credit: NASA, ESA, STScI, and V. Rubin (Carnegie Institution of Washington), D. Maoz (Tel Aviv University/Wise Observatory) and D. Fisher (University of Maryland)
in foto: M90 – Credit: NASA, ESA, STScI, and V. Rubin (Carnegie Institution of Washington), D. Maoz (Tel Aviv University/Wise Observatory) and D. Fisher (University of Maryland)

Nello scatto in basso si può ammirare l'ammasso globulare M62 (o NGC 6266) in tutta la sua ‘esplosiva' brillantezza. Sito nella porzione meridionale della costellazione dell'Ofiuco, è uno degli ammassi più densi della nostra galassia, la Via Lattea. Si stima che nel cuore di M62 risiedano oltre 150mila stelle, che Hubble ha ‘immortalato' sia nella luce ultravioletta che in quella visibile, sfruttando l'Advanced Camera for Surveys e la Wide Field Camera 3. L'ammasso fu scoperto dall'astronomo francese Charles Messier – cui si deve il nome del catalogo – nel 1771.

M62 – Credit: NASA, ESA, STScI, and S. Anderson (University of Washington) and J. Chaname (Pontificia Universidad Católica de Chile)
in foto: M62 – Credit: NASA, ESA, STScI, and S. Anderson (University of Washington) and J. Chaname (Pontificia Universidad Católica de Chile)

Uno spettacolare dettaglio della galassia a spirale barrata M95 (o NGC 3351), sita al centro della costellazione del Leone. Si stima che questa galassia, distante 33 milioni di anni luce dal nostro pianeta, contenga ben 40 miliardi di stelle. Le osservazioni col Telescopio Spaziale Hubble, puntato nella sua direzione per studiare galassie limitrofe, sono state effettuate nelle lunghezze d'onda del vicino infrarosso, del visibile e dell'ultravioletto. Anche in questo caso sono state utilizzate la Advanced Camera for Surveys e la Wide Field Camera 3. M95 fu scoperta nel 1781 da Pierre Méchain, un collega di Charles Messier.

M95 – Credit:  NASA, ESA, STScI, and D. Calzetti (University of Massachusetts, Amherst) and R. Chandar (University of Toledo)
in foto: M95 – Credit:  NASA, ESA, STScI, and D. Calzetti (University of Massachusetts, Amherst) and R. Chandar (University of Toledo)

Un altro ammasso globulare, M75 o NGC 6864, inquadrato nella costellazione del Sagittario a 67.500 anni luce dalla Terra. Il suo ‘cuore' è molto più denso di stelle rispetto a quello di M62, dato che si stima ve ne siano ben 400mila. È possibile ammirarlo anche con un semplice binocolo, ma a causa della sua concentrazione di astri un osservatore inesperto potrebbe confonderlo con una stella particolarmente brillante. È tuttavia sufficiente un telescopio amatoriale per apprezzare il suo caratteristico cluster. Quello di Hubble è uno scatto composito ottenuto con più strumenti, la Wide Field and Planetary Camera 2 e la Wide Field Camera 3. M75 fu scoperto nel 1780 da Pierre Méchain e dallo stesso Charles Messier.

M75  Credit: NASA, ESA, STScI, and G. Piotto (Università degli Studi di Padova) and E. Noyola (Max Planck Institut für extraterrestrische Physik)
in foto: M75  Credit: NASA, ESA, STScI, and G. Piotto (Università degli Studi di Padova) and E. Noyola (Max Planck Institut für extraterrestrische Physik)

Il catalogo originale compilato nel corso della vita da Messier comprendeva una lista di 103 oggetti visibili dall'emisfero settentrionale, che nel 20° secolo è stata ampliata a 110. Hubble non li ha ancora fotografati tutti quanti (a febbraio 2018 sono 93). La nascita di questo catalogo ha una storia molto particolare; lo studioso francese era infatti un grande appassionato di comete, e un giorno del 1758, mentre ne osservava una, fu distratto da un altro oggetto celeste, la Nebulosa del Granchio conosciuta anche come NGC 1952 o M1 (Messier 1). Fu così ‘infastidito' da quella visione che decise di prenderne nota, per aiutare gli altri studiosi di comete a non farsi disturbare e confondere. Nacque così un catalogo intero di oggetti da evitare, che in realtà abbraccia alcuni degli elementi del ‘profondo cielo' più belli e affascinanti da osservare, sia per i dilettanti che i professionisti.