Disastro ambientale sulle coste della baia di Plenty, meta turistica per le sue bellezze naturalistiche e rifugio per moltissime specie. Dopo mesi di angoscia e timore, il cargo Rena si è spezzato ed ora i suoi container sono finiti in mare.

A partire dal 5 ottobre scorso, quando il cargo Rena si era arenato su una barriera corallina al largo delle coste neozelandesi, l'angoscia e le preoccupazioni relative a quel gigante agonizzante nel mezzo del mare, non avevano mai abbandonato né gli abitanti della zona né gli ambientalisti. Per di più, le operazioni di messa in sicurezza dell'imbarcazione erano state ostacolate dalle avverse condizioni climatiche che avevano già fatto riversare nelle acque più di 350 tonnellate di carburante che, giunte sulle coste, hanno ucciso migliaia di uccelli marini che, un tempo, in quell'area, vivevano nel proprio paradiso, causando «il peggior disastro ambientale» della storia del paese.

Le speranze che si potessero scongiurare gravi danni ulteriori erano attaccate ad un debole filo ormai da mesi: circa 800 container e 380 tonnellate di combustibile incombevano minacciosamente sulla baia di Plenty, abitualmente meta di migliaia di visitatori, ogni anno attratti dalle sue bellezze naturalistiche e dalla sua sorprendente fauna marina. Fauna che ha già pagato, e pagherà ancora, il prezzo più alto di questa catastrofe, assieme all'economia di quest'area della Nuova Zelanda prevalentemente basata sui flussi turistici. I soccorritori delle ditte specializzate in pulizia ambientale, la Svitzer e la Braemar Howells, hanno lavorato per mesi rimuovendo circa 1100 tonnellate di gasolio dai serbatoi ma, purtroppo, le condizioni meteo non sono state clementi negli ultimi giorni.

Le violente tempeste non hanno lasciato scampo: onde alte anche sei metri sono andate ad infrangersi sul cargo Rena incagliato sulla barriera corallina dell'Astrolabio, al largo del porto di Tauranga, spezzandolo due giorni fa e causando la perdita di, per adesso, circa 200/300 dei container che trasportava. I due tronconi della nave si sono distanziati di circa una ventina di metri: la prua è rimasta in posizione, ancora saldamente «ancorata» al fondo, mentre la poppa si è allontanata e continua a muoversi spinta dalla forte mareggiata ed è altamente probabile che affondi, rendendo a quel punto impossibile il recupero dei container rimasti ancora a bordo.

Dalla Nuova Zelanda hanno comunicato che la tempesta, secondo le previsioni meteorologiche, durerà ancora per tre o quattro giorni, il che renderà impossibile nelle prossime ore qualunque tipo di intervento a causa della pericolosità delle operazioni. Le autorità, sorvolando l'area in cui la nave giace vessata dai flutti, hanno individuato circa una trentina di container nelle acque rese torbide dallo sversamento di una grossa quantità di latte in polvere, mentre altri quindici sono stati avvistati in mare aperto. In pratica, la maggior parte di essi è stata definitivamente persa giacché solo il 20% galleggerà, il resto finirà nelle profondità delle acque marine, secondo quanto ha riferito la portavoce della Braemar Howells.

Nessuna fuoriuscita di carburante, viceversa, è stata segnalata fino ad ora ma le condizioni meteo non fanno ben sperare. Intanto, questa mattina (più di dodici ore fa, secondo il fuso orario della Nuova Zelanda), circa cinque container si sono arenati sulla spiaggia di Waihi, cinquanta chilometri a nord di Tauranga. Lo spettacolo che si è offerto dinanzi agli occhi degli abitanti è stato quello di una baia ricoperta di polistirolo e latte in polvere; per ragioni di sicurezza, l'area è stata chiusa ma, immediatamente pulita, è stata riaperta al pubblico poche ore dopo.