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Covid 19
5 Giugno 2021
19:11

Nuova variante messicana scoperta in Italia: ha una mutazione del ceppo indiano

Identificata dai ricercatori del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, è caratterizzata dalla mutazione T478K della proteina Spike: “Può alterare l’interazione del virus con la cellula, favorendo la diffusione”. Segnalata principalmente in Messico, dove il numero di contagi rappresenta più della metà dei casi di Covid-19 sequenziati, è emersa anche in Europa: al momento, in Italia sono stati riportati quattro casi, alcune centinaia in Germania, Svizzera e Danimarca.
A cura di Valeria Aiello
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Si chiama T478K ed è una mutazione del coronavirus Sars-Cov-2 che, come nel caso delle varianti di maggiore preoccupazione, è localizzata nel dominio di legame (RBD) della proteina Spike con il recettore umano ACE2, dunque nella porzione che il virus utilizza per legare le cellule e penetrare al loro interno. Alla sua identificazione, dopo l’analisi di oltre un milione di sequenze virali, è giunto il team di ricerca del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna che ha individuato una nuova variante diffusa principalmente in Messico ma di cui sono state trovate tracce anche in Europa.

La mutazione T478K della variante messicana

La mutazione T478K, descritta nel dettaglio in uno studio pubblicato sul Journal of Medical Virology, è una delle alterazioni che caratterizza il nuovo ceppo messicano B.1.1.519, attualmente classificato come “variante sotto osservazione” dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). La stessa mutazione è presente anche nella variante indiana B.1.617.2 (ribattezzata Delta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e considerata una delle “varianti di preoccupazione” per l’aumentata trasmissibilità – almeno il 50% secondo i dati preliminari – e il potenziale di fuga immunitaria).

La nuova variante messicana, spiegano i ricercatori, si è rapidamente diffusa nella popolazione nordamericana nelle ultime settimane, e in particolar modo in Messico, dove rappresenta più della metà dei casi di Covid-19 sequenziati . “Si tratta di una crescita che ha velocità simili a quella della più nota variante inglese – ha spiegato Federico Manuel Giorgi, professore del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna e autore senior dello studio – . La mutazione della proteina Spike che la caratterizza si localizza nel dominio di interazione con la proteina umana ACE2, il recettore a cui il coronavirus si lega per infettare le cellule, e questo probabilmente favorisce la sua diffusione”.

In Italia segnalati quattro casi

Per arrivare alla sua identificazione, i ricercatori sono partiti dall’analisi di tutte le sequenze genomiche di Sars-Cov-2 disponibili sui database internazionali al 27 aprile scorso, esaminando quasi 1,2 milioni di record, di cui 11.435 riconducibili alla nuova variante con mutazione T478K. Nell’arco dell’ultimo mese di studio, indicano gli studiosi, sono state registrate circa la metà delle sequenze con questa mutazione, evidenziando la rapida diffusione della variante. Oltre che in Messico, questo ceppo è stato rilevato anche negli Stati Uniti, dove al momento è poco diffuso, così come in Europa, dove sono state segnalate alcune centinaia di infezioni in Germania, Svizzera e Danimarca, mentre in Italia sono stati riportati quattro casi.

"Può alterare l'interazione del virus"

Il timore degli esperti è che il profilo mutazionale della variante messicana, come detto caratterizzato dalla mutazione T478K analoga a quella del ceppo indiano e altre due sostituzioni (P681H e T732A) a livello della proteina Spike, possa essere associato a una maggiore trasmissibilità e conferire al virus la capacità di eludere gli anticorpi indotti dalla vaccinazione o da precedenti infezioni di altri ceppi.

In particolare, nelle simulazioni di dinamica molecolare in silico, la mutazione T478K ha indicato che “può alterare in modo significativo la carica elettrostatica superficiale della proteina e, di conseguenza, anche l’interazione sia con la proteina umana ACE2, sia con gli anticorpi del sistema immunitario e l’azione dei farmaci” osservano gli studiosi.

“La grande quantità di dati disponibili a livello internazionale ci permette di tenere la situazione sotto controllo quasi in tempo reale, monitorando la diffusione delle varianti del coronavirus nelle diverse aree geografiche – ha aggiunto Giorgi – . È molto importante continuare questo lavoro anche nei prossimi mesi per poter mettere in campo in modo tempestivo contromisure efficaci”.

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