Rivoluzionaria terapia antinfluenzale elimina il virus con "precisione chirurgica" senza intaccare le cellule non infettate, agevolando l'azione naturale del sistema immunitario. La nuova terapia, ancora sperimentale, testata in laboratorio su modelli murini (topi) è stata in grado di eradicare il virus da esemplari cui erano state inoculate dosi virali cento volte superiori alla norma. Naturalmente è ancora troppo presto per essere certi che essa sia sicura ed efficace anche nell'uomo (i topi, del resto, non sono esseri umani), tuttavia gli scienziati l'hanno messo a punto non solo credono che possa esserlo contro i virus dell'influenza A e B, ma anche contro altri patogeni, compresi quello dell'HIV (che provoca l'AIDS) e il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia di COVID-19 che ha messo in ginocchio il mondo intero.

A sviluppare la promettente terapia sperimentale è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati del Purdue Institute for Drug Discovery dell'Università Purdue, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della società di biotecnologie Endocyte Inc. Gli scienziati, coordinati dal professor Philip S. Low, illustre docente del Dipartimento di Chimica dell'ateneo di West Lafayette, hanno basato la propria strategia farmacologica sul puntare e colpire uno specifico meccanismo patologico messo in atto da diversi virus. In parole semplici, dopo aver infettato le cellule, questi patogeni trasportano le proteine virali verso la superficie cellulare, e da qui fanno “germogliare” nuovi virus pronti a infettare le cellule adiacenti. Low e colleghi hanno sviluppato una molecola che colpisce solo ed esclusivamente il virus libero e le cellule che presentano le proteine virali, risparmiando così quelle sane. Molti farmaci antivirali sono noti per l'elevata tossicità proprio perché colpiscono anche le cellule in salute.

La nuova terapia si basa su una molecola bifunzionale che è composta da un inibitore della neuraminidasi – chiamato zanamivir – e il dinitrofenile (DNP), un aptene (una molecola con basso peso molecolare) che diventa altamente immunogenico quando legato all'altro principio attivo. Ciò significa che determina una forte risposta anticorpale, responsabile dell'eradicazione del virus. Come sottolineato nell'abstract dello studio da Low e colleghi, questa molecola “prende di mira specificamente la superficie del virus libero e le cellule infettate dal virus”. L'azione del farmaco “porta alla simultanea inibizione del rilascio del virus e all'eliminazione immuno-mediata sia del virus libero che delle cellule infettate dal virus”. In altri termini, blocca la replicazione virale e annienta il nemico.

Come indicato, la terapia sperimentale è risultata efficace nei topi infettati con una dose virale decisamente elevata. “Abbiamo scelto di iniziare i nostri test con il virus dell'influenza perché i risultati possono spesso essere applicati ad altri virus con un involucro. I test di laboratorio dimostrano che il nostro processo funziona in topi infettati dall'influenza inoculati con una dose di virus 100 volte superiore”, ha dichiarato il professor Low in un comunicato stampa. La speranza è che la nuova terapia possa presto passare alla sperimentazione clinica (test sull'uomo) e che si dimostri sicura ed efficace. In futuro potrebbe rappresentare un'arma efficace anche contro altri virus, sia su quelli già circolanti – come i già citati HIV e SARS-CoV-2 – che su quelli "dormienti", che non hanno compiuto il salto di specie all'uomo. I dettagli della ricerca “A universal dual mechanism immunotherapy for the treatment of influenza virus infections” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Communications.