Il Nobel per la Fisica 2020 è stato a assegnato agli scienziati Roger Penrose, Reinhard Genzel e Andrea Ghez, per le scoperte sulla formazione dei buchi neri (il primo) e sull'esistenza di un oggetto compatto supermassiccio al centro della nostra galassia (gli altri due), Sagittarius A*. Il prestigioso riconoscimento, annunciato con un po' di ritardo durante una conferenza stampa tenutasi a Solna, è stato deciso dall'Accademia Reale Svedese delle Scienze, le cui commissioni decretano ogni anno i vincitori del Nobel per la Fisica e per la Chimica. Quello per la Fisiologia o la Medicina, assegnato ieri ai virologi Harvey J. Alter, Michael Houghton e Charles M. Rice per le scoperte sul virus dell'epatite C, viene invece stabilito da una commissione specifica (chiamata The Nobel Assembly) dell'Istituto Karolinska di Stoccolma, uno dei centri di ricerca più autorevoli al mondo. Lo scorso anno il Nobel per la Fisica era stato vinto da tre astronomi.

Come spesso accade, i premi Nobel vengono assegnati a più scienziati contemporaneamente, anche coinvolti in ricerche differenti – seppur affini – come avvenuto quest'anno. Il primo dei tre, Sir Roger Penrose, matematico, fisico e cosmologo britannico che ha lavorato a lungo col collega Stephen Hawking dell'Università di Cambridge, ha dimostrato che i buchi neri possono formarsi realmente come conseguenza diretta della Teoria della Relatività, messa a punto dall'illustre Albert Einstein. Il fisico austriaco naturalizzato americano teorizzò l'esistenza di un corpo celeste così massiccio da generare un campo gravitazionale talmente potente da non permettere nemmeno alla luce di sfuggire. Tutto ciò che oltrepassa i confini del cosiddetto “orizzonte degli eventi” è destinato a essere divorato per sempre dal cuore di tenebra, compresi i fotoni. Lo stesso Einstein, tuttavia, non era pienamente convinto dell'esistenza dei buchi neri; a dimostrare che si trattasse di oggetti possibili e reali fu proprio Penrose, che si avvalse di “metodi matematici ingegnosi”, come specificato nel comunicato stampa dell'Accademia Reale Svedese delle Scienze. Penrose, nato a Colchester nel 1931, è professore emerito all'Università di Oxford. I suoi studi hanno portato allo sviluppo di nuove teorie per modelli cosmologici e concetti di meccanica quantistica; la commissione svedese gli ha assegnato metà del premio Nobel per la Fisica 2020.

Gli altri due scienziati premiati dall'Accademia Reale Svedese delle Scienze, l'astrofisico tedesco Reinhard Genzel e l'astronoma statunitense Andrea Mia Ghez, riuscirono a dimostrare con studi separati l'esistenza di un buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, la Via Lattea. Si tratta di Sagittarius A*, una sorgente di onde radio con una massa pari a circa 4 milioni di volte quella del Sole. Il team guidato dalla Ghez si avvalse della tecnica chiamata "ottica adattiva", sfruttando le immagini catturate dai telescopi Keck installati sul vulcano Mauna Kea alle isole Hawaii. In parole semplici, i due studiosi hanno mappato con grandissima precisione le orbite delle stelle nel cuore della via Lattea, determinando che esse ruotano a una velocità incredibile attorno a un oggetto supermassiccio e invisibile. Dai calcoli è stata determinata l'enorme massa di Sagittarius A*. Oggi sappiamo che tali oggetti si trovano al centro di moltissime galassie, ma ancora non è chiaro il processo della loro formazione, essendo sensibilmente più grandi dei "normali" buchi neri nati dal collasso delle stelle. Reinhard Genzel è nato nel 1952 a Bad Homburg vor der Höhe ed è docente all'Università di Bonn dal 1978, oltre che direttore del prestigioso Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics. Andrea Ghez, nata a New York nel 1965, è insegna dal 1992 al California Institute of Technology ed è professoressa all'Università della California di Los Angeles.