Credit: Johan Jarnestad / The Royal Swedish Academy of Sciences
in foto: Credit: Johan Jarnestad / The Royal Swedish Academy of Sciences

Il Nobel per la Fisica 2019 è stato a assegnato a James Peeble, Michael Mayor e Didier Queloz: il primo è stato premiato per le scoperte teoriche sulla radiazione cosmica di fondo; gli altri due per l'individuazione del primo pianeta al di fuori del Sistema solare (esopianeta) che orbita attorno a una stella simile al Sole. La conferma della vittoria è arrivata in questi minuti dall'Accademia Reale Svedese delle Scienze riunita a Solna, le cui commissioni assegnano ogni anno sia il premio Nobel per la Fisica che quello per la Chimica. Scopriamo insieme per quali motivi l'organizzazione gestita dalla Fondazione Nobel ha deciso di premiare gli studiosi con il più prestigioso dei riconoscimenti in campo scientifico, istituito secondo le ultime volontà del ricchissimo imprenditore, chimico e filantropo svedese Alfred Nobel.

Radiazione cosmica di fondo: l'evoluzione dell'Universo dopo il Big Bang

James Peebles, astronomo canadese naturalizzato americano nato il 25 aprile 1935 a Winnipeg, assieme al collega Robert Dicke – scomparso nel 1997 – con le sue ricerche predisse la radiazione cosmica di fondo, la radiazione elettromagnetica che plasma l'intero Universo. Essa non è visibile con un telescopio ottico, ma la sua debole presenza può essere intercettata attraverso un radiotelescopio. È legata alla fase immediatamente successiva al processo di espansione universale iniziato 14 miliardi di anni fa, con il celebre Big Bang. Poche centinaia di migliaia di anni dopo questo evento, i raggi poterono iniziare a fluire attraverso l'Universo, dando appunto vita alla radiazione cosmica di fondo teorizzata da Peebles. Fu effettivamente scoperta nel 1964 – dopo un ventennio di ricerche – grazie al lavoro degli scienziati americani Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson, che conquistarono il Nobel per la Fisica nel 1978. Lo studio di questi affascinanti processi fisici ha permesso di determinare che conosciamo soltanto il 5 percento dell'Universo che ci circonda, cioè la materia che compone pianeti, stelle, galassie, lune e tutto ciò che si trova su di essi, compresa la biosfera della Terra. Il restante 95 percento non è noto ed è composto da un insieme di energia oscura e materia oscura. Le scoperte teoriche di Peebles hanno dunque permesso di comprendere il modo in cui si è evoluto l'Universo dopo il Big Bang e la sua misteriosa composizione.

La scoperta del primo esopianeta nella Via Lattea

Michael Mayor e Didier Queloz, astronomi svizzeri nati rispettivamente nel 1942 e nel 1966, nell'ottobre del 1995 annunciarono la scoperta del primo pianeta al di fuori del Sistema solare in orbita attorno a una stella simile al Sole. L'esopianeta – o pianeta extrasolare – è stato chiamato 51 Pegasi b, ma è noto anche con i nomi di Bellerofonte e Dimidium. I due astronomi lo individuarono dall'Osservatorio dell'Alta Provenza, nella Francia meridionale, attraverso pionieristiche misurazioni. Si tratta di un cosiddetto "gioviano caldo", un esopianeta gigante e gassoso – con metà massa rispetto a Giove – caratterizzato da temperature estreme, indotte dalla vicinanza alla stella di riferimento. L'oggetto celeste si trova incastonato nella costellazione di Pegaso a 50 anni luce dal nostro pianeta. La scoperta di 51 Pegasi b diede il via a una vera e propria rivoluzione in campo astronomico, e da allora sono stati intercettati circa 4mila esopianeti, moltissimi dei quali grazie al Telescopio Spaziale Kepler, mandato "in pensione" dalla NASA esattamente un anno fa.

Il 7 ottobre gli scienziati William G. Kaelin Jr, Sir Peter J. Ratcliffe e Gregg L. Semenza hanno conquistato il Nobel per la Medicina grazie ai loro studi sulle reazioni delle cellule in presenza di cambiamenti dei livelli di ossigeno.