Nonostante la Shell continui a minimizzare la portata dell'evento, da molte fonti giunge l'allarme, in mare si sarebbero riversati 40 000 barili di greggio che ora sono arrivati sulle coste.

Nel Golfo di Guinea, 75 miglia al largo al delta del fiume Niger, la fuga da una condotta successivamente chiusa e depressurizzata causava il 20 di dicembre lo sversamento in mare di circa 40 000 barili di petrolio, causando la più grave marea nera del golfo degli ultimi dieci anni ed andando ad incidere su un ecosistema già parecchio fragile ed assai provato. La Shell, pur presentando immediatamente le sue scuse ed assicurando che l'area sarebbe stata bonificata in tempi rapidissimi, ha comunque minimizzato la portata dell'evento.

Come primo intervento volto al recupero della zona, una piccola flotta di navi è stata inviata per spargere solventi chimici nell'area interessata: un rimedio che, a detta di tecnici ed ambientalisti, ha il potere di danneggiare ulteriormente l'ambiente; a questo, tuttavia, si è affiancato il recupero diretto del greggio, grazie ad aerei ed elicotteri, e il contributo di esperti addetti a valutare l'impatto del gravissimo incidente sulla vita di tutte le specie animali o vegetali marine.

Tuttavia, le garanzie offerte dal gigante olandese dell'energia, non hanno convinto del tutto: come ha sottolineato Nnimmo Bassey, Presidente dell'associazione ambientalista nigeriana Environmental Rights Action, la Shell ha commesso numerose «atrocità ambientali» nell'area del delta del Niger, riconosciute recentemente nel Rapporto ONU sulle condizioni ambientali dell'Ogoniland in cui si afferma che la multinazionale ha provocato dei danni gravissimi, contaminando non solo in superficie ma anche nel sottosuolo, inquinando acque e aria: per questa ragione dovrà realizzare la più grande opera di bonifica al mondo che potrebbe necessitare di tre decenni.

Lo stesso Bassey ha sottolineato come, dunque, già in passato la Shell abbia coperto con silenzio, nascosto e pubblicamente sottovalutato i catastrofici «effetti della sua negligenza»: la fiducia è minima, soprattutto dopo l'annuncio recente secondo il quale il petrolio sarebbe giunto, infine, lungo le coste della Nigeria portando il suo carico di morte e devastazione. La Shell continua a minimizzare, ma le immagini provenienti dallo spazio di un satellite indipendente mostrerebbero, a detta delle associazioni ambientaliste, una macchia di petrolio sul mare che supererebbe i 900 chilometri quadrati di superficie: se così fosse, l'intera fragile economia del paese basata principalmente sulla pesca, sarebbe praticamente vicina al collasso.