Paolo Nespoli è tornato sulla Terra. Dopo 139 giorni trascorsi nello spazio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, il sessantenne astronauta italiano dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha raggiunto le steppe del Kazakistan alle 9:38 di stamattina, perfettamente in orario sulla tabella di marcia. Il nostro connazionale è rientrato assieme a due colleghi, il russo della ROSCOMOS (l'Agenzia spaziale russa) Sergei Ryazansky e l'americano Randy Bresnik della NASA. Per Nespoli si è trattata della terza esperienza fra le stelle, un nuovo viaggio straordinario nel quale ha portato a compimento oltre duecento esperimenti, alcuni dei quali inclusi nella missione VITA (Vitality, Innovation, Technology, Ability) coordinati dall'ASI, l'Agenzia Spaziale Italiana.

Il movimentato viaggio di ritorno sulla Terra, la fase più delicata per gli astronauti, è iniziata alle 6:16 del mattino, quando la navetta Soyuz si è sganciata dalla Stazione Spaziale Internazionale, il laboratorio orbitante che sfreccia a 400 chilometri di quota e a 28mila chilometri orari sopra alle nostre teste. La piccola capsula russa, l'unico “taxi” che oggi permette di fare la spola con la ISS, si è allontanata delicatamente per raggiungere un'orbita sicura, per evitare rischi di impatto proprio con la stazione spaziale. Da quel momento la Soyuz ha iniziato il suo tragitto di circa tre ore verso la Terra. Dopo la separazione dai moduli del motore e dell'alimentazione, avvenuta a un'altezza di circa 140 chilometri, la capsula con i tre astronauti a bordo si è “infiammata” fino a 2.000 gradi a causa dell'attrito con l'atmosfera terrestre. La vita degli occupanti, in quei momenti, è legata alla resistenza dello scudo termico della Soyuz, che convoglia il calore ai lati della navicella. Giunta a un'altezza di 10 chilometri dalla superficie, la navetta ha regolarmente liberato il paracadute, che ha permesso il delicato “touchdown” alle 9:38 in punto.

Il primo a scendere nella fredda steppa kazaka, dove la temperatura era di 16° centigradi sotto zero, è stato il cosmonauta Sergei Ryazansky, seguito da Paolo Nespoli e infine da Randy Bresnik. Nespoli, benché sorridente, è apparso visibilmente stanco: l'esperienza del rientro dallo spazio non è infatti una passeggiata, anche per un astronauta esperto come il nostro connazionale. Del resto ci vogliono ben sei mesi prima che l'organismo si abitui di nuovo alla gravità e alle condizioni terrestri. La prima boccata d'aria del nostro pianeta, dopo aver respirato per mesi quella artificiale della ISS, rappresenta il primo grande ‘regalo' per un astronauta al rientro. Pur essendo terminata la missione nello spazio, per Nespoli e colleghi sono previsti numerosi test ed esami clinici. L'astronauta milanese partirà a breve alla volta di Houston dove seguirà un percorso di riabilitazione.

[Credit: ESA]